La crisi politica non ferma il piano di Unicredit Per Fonsai trimestre in rosso

Le incertezze sull’evoluzione del quadro politico italiano e la conseguente instabilità dei mercati non fermano il lavoro del top management di Unicredit, al lavoro per approntare nel cda di lunedì il nuovo piano industriale e l’aumento che dovrebbe attestarsi attorno ai 7,5 miliardi di euro. L’ad Federico Ghizzoni non ha le stesse titubanze che ha mostrato Finmeccanica. Il tempo, in realtà, è amico di Unicredit. Ghizzoni sta mettendo a punto un piano industriale che sarà focalizzato sul core business della banca commerciale: taglio dei costi e rilancio delle attività tradizionali. Avere il 55% dei ricavi in aree come Germania ed Est Europa è un altro fattore positivo. L’aumento, nonostante l’ok di Bankitalia all’80% dei 3 miliardi di cashes, potrà svolgersi senza patemi. Con il supporto dei coordinator Ml e Mediobanca, si aspetterà (a partire dal 14 novembre) un mese per la convocazione dell’assemblea straordinaria e un altro mese circa per l’ok di Consob e Bankitalia al prospetto.
Anche con l’opzione 7,5 miliardi ci saranno due mesi per spuntare prezzi più favorevoli portando il Core Tier 1 oltre il 10 per cento. La partecipata Fonsai (6,98%) dà qualche dispiacere a causa della pulizia dei conti decisa dai dg Emanuele Erbetta e Piergiorgio Peluso. Nei primi 9 mesi la perdita è stata di 178,8 milioni (-345,5 milioni l’anno scorso). Il dato risente di 170,4 milioni di svalutazioni nel terzo trimestre (50,3 milioni sui bond greci, 46,6 su Unicredit, 45,9 su Generali e 27,6 su Premafin) in parte compensata dalla plusvalenza di 30,9 milioni sulla cessione di CityLife. La raccolta premi è calata del 16% annuo a 8,33 miliardi (-32% il ramo Vita a 3,24 miliardi) e il margine di solvibilità si è attestato al 111% (115% la stima di ottobre). L’obiettivo del 120% a fine 2011 non sarà centrato.