La crisi di Prodi che manda in crisi Merlo

Marta Vincenzi aveva iniziato ad arrendersi. O meglio, aveva abbassato i toni, senza rinunciare alle frecciate contro il presidente del porto in pectore, Luigi Merlo. L’assessore di Burlando, scelto dal ministro Bianchi, proprio non gli è mai andato giù perché non si chiamava Paolo di nome e Costa di cognome. Quella della sindaco però potrebbe non essere una retromarcia, ma più semplicemente una presa d’atto dell’inutilità di una battaglia contro chi rischia di restare solo sul portone di palazzo San Giorgio. Perché Merlo può essere impallinato da Prodi o da Di Pietro, non in quanto corresponsabili della scelta del presidente del porto, ma in quanto responsabili della caduta del governo.
Senza governo non c’è nomina, questo è chiaro. E tra oggi, domani e giovedì c’è davvero un’alta probabilità che il Senato ordini il «liberi tutti». Il calendario è incalzante. Oggi alla Camera si vota la delibera-Mastella sulla giustizia: l’ex Guardasigilli ha fatto sapere ieri che toglie il disturbo (e la fiducia). Se ci fosse un rimpasto con un Mastella di nuovo ministro a togliere il disturbo sarà Di Pietro. Sempre restando alle promesse, sia chiaro. Poi, domani, tocca alla mozione di sfiducia al ministro Alfonso Pecoraro Scanio: anche qui delle due l’una, se Pecoraro resta se ne va Dini, se Pecoraro va, se ne vanno i Verdi. Infine, giovedì, ancor la mozione-Mastella al Senato. Peggio di una tripla nello slalom di Kitzbuehel. E Prodi con Alberto Tomba ha in comune solo il Comune sulla carta d’identità.
Nel caso, tutt’altro che scontato, di un nuovo governo tecnico o di transizione, le urgenze da affrontare sarebbero altre e comunque potrebbe essere rivista tutta la scelta della «terna» genovese. Sempre più lontana la possibilità che entro il 5 febbraio si completi l’iter previsto dalla legge, con tanto di convocazione delle commissioni di Camera e Senato per la valutazione del candidato scelto. Sempre più vicina la necessità di concedere una prorogatio a Novi. Il fatto è che la stessa non potrà superare i 45 giorni, sempre ammesso che Novi la accetti. E comunque in caso di ulteriore assenza di decisioni, l’Autorità portuale di Genova dovrà essere commissariata.