Crisi, la ricetta Tremonti: "L’Italia cresce poco? Senza il nucleare si abbassa troppo il nostro pil"

Il ministro dell’Economia intervistato dal direttore Feltri alla Festa
Pdl: "Abbiamo fatto la miglior riforma delle pensioni. Senza un giorno
di sciopero". La difesa del federalismo, poi l'attacco al Sud: "Deve tornare lo Stato"

Milano - «Destra o sinistra?» chiede ammiccante Giulio Tremonti a Vittorio Feltri prima di mettersi seduto sul palco del Castello Sforzesco. Seconda battuta: «Verifica che non ci siano microfoni nascosti...». Poi si passa a parlare di cose serissime: nuove regole europee sui conti pubblici, occupazione, federalismo. Pubblico delle grandi occasioni alla festa del Pdl per l’intervista del direttore editoriale del Giornale al ministro dell’Economia. In prima fila il sindaco di Milano, Letizia Moratti; introduce gli ospiti il presidente della Provincia, Guido Podestà.

Tremonti invita a non scaricare le colpe delle difficoltà economiche sul governo: «Magari i governi hanno delle colpe nella crisi, ma anche i signori banchieri hanno a loro volta delle colpe. Nelle nuove regole europee dobbiamo considerare debito pubblico e privato, non solo uno dei due». Applausi in platea, “bravo!”, il tasto del credito è sempre dolente.

Il ministro parla bene dell’Italia e dei cittadini italiani: «Noi abbiamo un enorme debito pubblico ma anche enorme risparmio privato, abbiamo le case, abbiamo il governo Berlusconi». E ancora «la manifattura che è la seconda d’Europa, famiglie che risparmiano e quindi il sistema bancario un po’ meno scassato che in altri Paesi». Il fiore all’occhiello: «Abbiamo fatto la migliore riforma delle pensioni d’Europa, un modello per tutti, senza un giorno di sciopero».
Tremonti dice la sua sul perché il confronto con l’Europa suona spesso sfavorevole per l’Italia: «Quando te la menano e dicono che in Italia il Pil è meno, c’è un dettaglio che non considerano: gli altri Paesi hanno il nucleare e noi no. Siamo l’unico Paese che importa tutta la sua energia e lo paghiamo». Alla platea, attenta e disciplinata come a scuola, spiega che una politica economica comune dell’Ue è necessaria, non si può procedere in ordine sparso perché «il valore del risparmio in banca in Germania dipende anche da quel che si fa in Grecia, in Portogallo, in Italia» e «le nuove regole europee sono indispensabili per interpretare in modo diverso il vecchio patto di stabilità».

Feltri chiede se il federalismo è «il sol dell’avvenire o una fregatura che farà aumentare spesa pubblica, come dice la sinistra». Tremonti sfodera ottimismo: «La sinistra ha votato il federalismo fiscale insieme col governo». Assicura che la riforma è indispensabile: «Il sistema fascista era molto più federalista dell’attuale, perché aveva imposte locali. Tutti i paesi dell’Europa le hanno!». Un passo breve e si tocca il delicato tasto del Mezzogiorno, delle Regioni con i conti della sanità in profondo rosso. Tremonti spiega che in Calabria non hanno la contabilità scritta ma orale: «Ci hanno detto: “la facciamo per tradizione omerica”. Abbiamo mandato la Guardia di Finanza. In questi luoghi deve tornare lo Stato».

Argomento inevitabile la crisi. Tremonti dice che le cose vanno nel migliore dei modi possibili, anche se certo non tutto va bene: «Non è l’età dell’oro ma abbiamo tenuto. È il terzo autunno difficile, ma abbiamo tenuto. È una crisi strutturale, fondamentale, ma abbiamo usato i pochi soldi che avevamo nel modo giusto. Abbiamo scelto di concentrarci sull’essenziale: sanità, sicurezza e ammortizzatori sociali. Non abbiamo buttato via i soldi per stimolare i consumi». Con eccezioni negative e settori più colpiti, ma il sistema è sano: «Ci sono famiglie persone aziende che hanno problemi, ma nell’insieme l’Italia ha tenuto perché abbiamo ottomila comuni e non metropoli disumane, perché abbiamo l’Inps ma anche la famiglia, che è un meccanismo di solidarietà e di unione. E abbiamo milioni di partite Iva».

Una difesa a tutto campo della politica di rigore come la più adatta ai tempi attuali. Vincente: «La sinistra è in crisi perché in Europa ha vissuto sul deficit, mentre adesso tutti i Paesi europei fanno politiche di contenimento e di responsabilità. E la competizione è tra l’Europa e enormi giganti continentali». Un futuro già presente.