Crisi, riforme e Costituzione: il menu di Capodanno di Napolitano

Attesa per il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. Le anticipazioni sui temi che stanno a cuore agli italiani<br />

La crisi economica, certo, ma anche le riforme istituzionali, il valore dell’unità nazionale in politica e nella società. Saranno gli ingredienti principali del messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopodomani sera alla consueta ora di cena, trasmesso dalle tv nazionali a reti unificate. Il discorso viene messo a punto in queste ore, vediamone alcune anticipazioni tratte dagli interventi che nella settimana il Capo dello Stato ha tenuto in diversi appuntamenti sparsi per il Paese.

Al Quirinale, nei giorni scorsi, sono salite le alte cariche dello Stato: i presidenti del Senato, della Camera, della Corte Costituzionale, assente per indisposizione solo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi il cui governo però era in ogni caso rappresentato nelle prime file, così come l’esecutivo «ombra» del Partito democratico, i rappresentanti del mondo imprenditoriale e il corpo diplomatico accreditato a Roma. In questa occasione Giorgio Napolitano ha avuto modo di incontrare anche gli ambasciatori italiani nel mondo, riuniti alla Farnesina, e di collegarsi in videoconferenza con i capi dei contingenti militari di pace impegnati dall’Afghanistan all’Iraq, dal Libano ai Balcani, al Mediterraneo, nelle missioni internazionali sotto l’egida dell’Onu, della Nato e dell’Unione Europea.

Al di là di questioni più particolari e di incombenze dell’ultim’ora, quindi, ecco i principali temi su cui potrebbe vertere il discorso presidenziale. A partire proprio dalla questione delle riforme e delle possibili modifiche all’impianto costituzionale, che «a 60 anni è ancora giovanissima - ha già ricordato Napolitano, con una battuta -, come del resto lo sono a 60 anni anche le persone. Fatti salvi i principi fondamentali che sono fuori discussione e che nessuno può pensare di modificare o alterare, si può comunque procedere nel formulare essenziali e ben determinate proposte di riforma dell’ordinamento repubblicano». Condizione essenziale, però, è che «venga ripreso in un clima di costruttivo confronto e nella ricerca della più ampia condivisione, come sempre si conviene - ha ammonito parlando alle alte cariche - quando si tratti di modificare la Costituzione, che non può considerarsi un tutto intoccabile». Avanti dunque con federalismo e, più in là, col presidenzialismo, ma nel rispetto di soluzioni equilibriate e bipartisan.

Centrale dovrebbe essere il tema dell’etica in politica e dei rapporti di questa con la giustizia, considerate le recenti «bufere» che hanno scosso gli amministratori di mezza Italia. «Si pongono con urgenza problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura», ha affermato Napolitano, mentre le misure da adottare dovranno rispettare «il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Csm» oltre a considerare la necessità di «serenità, riservatezza ed equilibrio, nel rigoroso rispetto delle regole, senza missioni improprie e smanie di protagonismo personale».

Ancor più concreto apparirà probabilmente agli occhi degli italiani il tema della crisi economica e finanziaria, viste le ripercussioni sui processi di produzione e sul lavoro, nonché nei portafogli della gente: sempre più numeroso il novero delle famiglie italiane che fa davvero fatica ad arrivare a fine mese. Napolitano, finora, non l’ha mai negato: «La crisi desta nuove, profonde e legittime preoccupazioni tra i cittadini», emergono perciò «esigenze ineludibili di dare risposte in grado di favorire la crescita e di migliorare la trasparenza dei mercati. Si tratta, infatti, di una crisi globale di eccezionale portata e gravità, che obbliga anche il nostro Paese a fare i conti con se stesso. Guai a «sottovalutarne l’impatto». Ma tutto ciò, per il Presidente, «non giustifica reazioni di paura, di scoramento o di rassegnazione». Specie al Mezzogiorno, altra questione che sta molto a cuore all’inquilino del Quirinale.

Infine non dovrebbe mancare un accenno alla «stagnazione» in cui ancora versa il processo unitario della Ue, alle prese con la ratifica del Trattato di Lisbona, che fa le veci di quel testo costituzionale bocciato nelle urne referendarie dell’Europa a 27. Lo sguardo alle vicende internazionali sarà completato con l’appello alla pace e al dialogo in Medio Oriente, dopo l’escalation militare di queste ore, come con l’augurio di una rafforzata partnership con la nuova amministrazione Obama in procinto di insediarsi alla Casa Bianca. Infine gli auguri al Vaticano e al Pontefice. A questo proposito, potrebbe inserirsi una parentesi sul delicato confine tra le ragioni etico-religiose e quelle proprie di uno Stato laico e di diritto, quando queste si trovano a confliggere su testamento biologico, accanimento terapeutico ed eutanasia. La cronaca, con il caso di Eluana Englaro, bussa alle porte del Quirinale e molti italiani nelle ultime ore del 2008 aspettano dal Capo dello Stato parole che aiutino a orientarsi in territori dai confini così incerti e su terreni così impervi.