Il 2009 è stato un anno nero per i casinò a stelle e strisce. La raccolta complessiva dei casinò privati, (ovvero le 443 case da gioco ordinarie, sono esclusi invece le case da gioco gestite dai Nativi d'America, le sale slot e le poker room) hanno generato una raccolta di 30,74 miliardi di dollari, con una contrazione del 5,5% rispetto al 2008 (32,54 miliardi), e del 10% circa sul 2007 (34,13 miliardi, anno che ha assicurato il livello più alto dell'ultimo decennio). Sul fronte delle visite - informa in una nota l'agenzia Agicos - si registra un'anomalia: il 28% degli americani maggiorenni, pari a 61,7 milioni di abitanti, ha giocato al casinò almeno una volta nel 2009. Nel 2008 erano il 25%, ovvero 54,6 milioni di cittadini. Complessivamente i casinò privati hanno generato un gettito fiscale di 5,59 miliardi con una contrazione dell'1,6% rispetto al 2008 (5,66 miliardi) e hanno dato lavoro a oltre 328mila persone, ma erano oltre 357mila un anno fa, persi quindi oltre 8 posti su 100, distribuendo stipendi e mance per 13,1 miliardi, un miliardo in meno del 2008.
Sul fronte impiego, occorre osservare che i dati sono molto differenti tra stato e stato: se il Nevada e il Mississippi sono i paesi che hanno fatto i maggiori tagli, rispettivamente 12,3 e 10,4%, in Pennsylvania l'occupazione è cresciuta addirittura del 55,5%. Ma non tutti gli Stati hanno accusato la crisi. In 4 su 13 che ospitano case da gioco, raccolta e gettito fiscale sono aumentati. L'esempio più evidente - prosegue l'agenzia Agicos - è la Pennsylvania che, grazie all'apertura di due nuove case da gioco, ha beneficiato di una crescita della raccolta del 21,6%, cioè 1,9 miliardi, e del gettito del 21,2%, 929 milioni. Bene anche Missouri e Colorado che con dei referendum hanno cambiato le leggi sul gioco. Il primo ha abolito i limiti di spesa per giocatore: raccolta in crescita del 2,9%, 1,7 miliardi, e gettito del 5,9%, 469 milioni; il secondo ha innalzato la puntata massima da 5 a 100 dollari e ha autorizzato l'apertura 24 ore al giorno: raccolta in crescita del 2,6%, 734 milioni, gettito del 3,9%, 101 milioni. Infine l'Indiana dove la raccolta è cresciuta del 4,9%, 2,8 miliardi circa, e il gettito del 4,8% (878 milioni).
In negativo tutti gli altri Stati, ma gli unici con perdite a due cifre sono le tradizionali mecche del gioco Usa. Il Nevada - dove sorge Las Vegas - accusa una perdita del 10,4% nella raccolta, da 11,6 a 10,4 miliardi, e del 10% del gettito, da 924 a 831 milioni. Va peggio ancora il New Jersey - dove sorge Atlantic City - che perde il 13,3% della raccolta, da 4,5 miliardi crolla a 3,9, e il 18,6% del gettito, da 426 a 347 milioni. Da sottolineare ancora che a questo punto è la Pennsylvania lo stato che trae il maggior gettito dai casinò (929 milioni), mentre il New Jersey scende addirittura al terzo posto (831 milioni) e si lascia scavalcare anche dall'Indiana (878 milioni).
Ma non ci sono solo cattive notizie dal mondo dell'azzardo. Fiorisce per esempio il mercato dei racinos, i casinò istallati negli ippodromi: in 12 Stati Usa se ne contano 44. La raccolta complessiva passa da 6,1 a 6,4 miliardi (+5%), mentre il gettito cresce del1,2% (2,63 miliardi). Vertiginosa l'espansione del mercato dell'Indiana (420 milioni, +105%). In questo caso però il 2009 è stato il primo esercizio completo dei due racinos istallati. In forte crescita anche il Maine (+17,2% 59,2 milioni), la Pennsylvania (+9,7% 1,5 miliardi), e di New York (+7,6%, oltre 1 miliardo). In perdita 6 stati, le contrazioni maggiori in Iowa (-6,7% 435 milioni), New Mexico (-5,5% 244 milioni circa), e Florida (-5,3%, 216 milioni). La Pennsylvania, oltre a essere il mercato maggiore, è anche lo stato che trae il maggior gettito dal racinos, nel 2009 oltre 742 milioni (anche se in contrazione dell'1,3% sul 2008.
La crisi sbanca i casinò americani: Las Vegas e Atlantic City finiscono al verde
Il 2009 è stato un anno nero per le 443 case da gioco Usa nonostante le puntate di 61 milioni di americani. Il cinque per cento in meno rispetto all'anno prima è costato la perdita di otto posti di lavoro su cento e il crollo delle mance, cioè un miliardo in meno
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