Crisi, S&P avvisa la Francia:"Rischia altri tagli del rating"Merkel: agenzie da rivedere

Condanna unanime contro S&P che ieri ha declassato mezza Europa. Ma l'agenzia rilancia: "Spagna e Italia tra le più vulnerabili". E la Merkel va su tutte le furie

"La Francia rischia un altro taglio del suo rating sovrano, se il suo bilancio dovesse peggiorare". Moritz Kraemer, direttore generale di Standard & Poor's, mette le mani avanti e lancia un chiaro avvertiemento alla Francia e al presidente Nicolas Sarkozy che ieri ha perso la tripla A. L'Europa trema per una crisi economica che fatica a fronteggiare. Adesso anche la cancelliera tedesca Angela Merkel si accorge che si fa sempre più necessaria una revisione delle regole delle agenzie di rating. All'indomani della "sforbiciata" decisa da S&P, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto sapere che è urgente per il Vecchio Continente "mettere in campo la più forte volontà comune nel procedere senza esitazioni sulla via dell’unità politica e dell'effettiva unione economica".

Il direttore generale di Standard & Poor's mette in guardia proprio la Spagna e l'Italia identificandoli come i Paesi più vulnerabili ai rischi sistemici, con la possibilità di un "immediato peggioramento" della situazione economica. Tuttavia, fa notare Kraemer, la politica italiana è cambiata "in modo marcato sotto il nuovo governo" anche se "i progressi italiani non sono sufficienti a superare i venti contrari". Secondo l'agenzia statunitense, l'conomia dell’Eurozona ha il 40% di possibilità di andare in recessione quest’anno e di subire una contrazione dell’1,5%. "Il rischio di recessione sta crescendo e noi attualmente prevediamo un 40% di possibilità per quest’anno - spiega Kraemer - questo potrebbe determinare una contrazione dell’1,5% dell’economia". "I politici europei hanno finora solo parzialmente riconosciuto le origini della crisi del debito - continua il direttore di S&P - la Bce non ha agito come ci saremmo augurati, riguardo al rafforzamento dell’acquisto di bond governativi sul mercato secondario". Va comunque detto che nessun paese con un rating À è andato in default negli ultimi 15 anni. I downgrade di ieri non sono, tuttavia, piaciuti alla cancelliera tedesca Angela Merkel che sembra essersi finalmente accorta che è necessario "cambiare la legislazione per ridurre la dipendenza degli investitori istituzionali dalle agenzie di rating". "L’Europa deve fare ancora molta strada prima di riconquistare la fiducia degli investitori e dei mercati - ha continuato la Merkel - ma in ogni caso è altrettanto chiaro che siamo impegnati in modo convinto sulla strada di una moneta stabile, di finanze solide e di una crescita duratura".

Molto dura anche l'Abi che ha considerato "ingiustificata, incomprensibile e irresponsabile" la decisione di Standard & Poor's, "anche alla luce dei risultati delle ultime aste di titoli di Stato Italiani". L'Abi ha condiviso in pieno le critiche espresse anche dai massimi vertici dell'Eurozona auspicando che "sia completata ed approvata nel minor tempo possibile la disciplina europea sulle agenzie di rating e che la Banca centrale europea e le Autorità di vigilanza riconsiderino da subito l’utilizzo dei rating esterni nelle loro procedure e nei modelli di valutazione".