Crisi subprime, Lehman verso il fallimento Sprofondano le Borse: bruciati 125 miliardi

La bancarotta della Lehman e i timori su Aig mandano in crisi i mercati. L'istituto americano getta la
spugna: licenziati 6mila dipendenti in Europa, <strong><a href="/a.pic1?ID=290769">tremano anche le sedi italiane</a></strong>. Bankitalia: &quot;Da noi rischi limitati&quot;. Bush: &quot;Al lavoro per ridurre l'impatto della crisi&quot;. Sprofonda Wall Street. <strong><a href="/a.pic1?ID=290762">Trichet: &quot;Allerta straordinaria&quot;</a></strong>

New York - La finanza globale torna a tremare. Il crack di Lehman Brothers manda a picco le borse. Nella nottata tra domenica e lunedì Lehman, quarta banca d’affari Usa, non trova un Cavaliere Bianco pronto a rilevarla, fa bancarotta e manda in amministrazione controllata la sua holding, mentre Bank of America (Bofa), invece di prendersi Lehman, si rivolge verso Merrill Lynch, un altro big di Wall Street in difficoltà per la crisi dei mutui, e l’acquista per 50 miliardi di dollari in azioni. Intanto anche il colosso Aig, la prima assicurazione del mondo, in crisi bussa alla Fed per un prestito temporaneo da 40 miliardi di dollari.

La crisi si allarga a macchia d'olio La crisi subprime è esplosa da poco più di un anno ed è ancora lontana dall'essere finita. Basta vedere la lista delle vittime, che cresce di settimana in settimana, cambiando il volto di Wall Street e dando alle autorità ruoli nuovi. Solo una settimana fa, le autorità americane sono dovute scendere in campo per salvare, tramite il commissariamento, Fannie Mae e Freddie Mac. A soli sette giorni il caso Lehman Brothers. Di fallimenti, solo nel 2008, ce ne sono stati fra le banche anche molti, ma si è trattato di realtà 'piccole' e non di un grande nome, di una protagonista di Wall Street, che mette così un punto alla sua storia, durata oltre un secolo e mezzo. A ben 13 mesi dal suo inizio, la crisi mondiale innescata da un singolo comparto, i mutui subprime negli Usa, e poi dilagata su tutti i maggiori settori, non solo non sembra vicina a conclusione, ma anzi sembra aggravarsi. Da giorni circolavano allarmanti voci e indiscrezioni di stampa sulle difficilissime situazioni in cui si trovano alcuni player storici del settore finanziario Usa. Poi, nel corso del fine settimana e in queste ultime ora si è assistito a una drammatica accelerazione di annunci e sviluppi, tutti negativi. La banca d’affari Usa Lehman Brothers, che per giorni ha cercato senza successo di trovare un acquirente disposto a salvarla dalla banca rotta, ha riferito che farà ricorso fin da oggi alle procedure fallimentari. Bank of America, tra gli ormai ex potenziali acquirenti di Lehman, si è lanciata sull’acquisto di un’altra banca d’affari, Merrill Lynch, per circa 50 miliardi di dollari, un’operazione che fa improvvisamente materializzare mille ipotesi pessimistiche sullo stato dei conti di Merrill. Due gigenti della finanza americana, due nomi storici finiti in una situazione tale da poterle fare potenzialmente sparire. Se tutto questo non bastasse, intanto un consorzio di dieci banche ha creato un fondo da ben 70 miliardi di dollari per garantire liquidità del gigante assicurativo Aig, che versa in condizioni critiche, mentre la Federal Reserve ha deciso di ampliare il proprio programma di prestiti di emergenza. Parte di questi sviluppi si sono registrati quando ormai in Europa era già mattina, alcune piazze dell’Asia non hanno quindi avuto il tempo di incamerare la situazione in tutta la sua portata.

I tentativi della Lehman per non affondare In Europa ha già licenziato 6mila dipendenti ma la Lehman, sotto la guida dell'amministratore delegato Richard Dick Fuld, continuerà nel frattempo a esplorare le possibilità per la vendita delle operazioni di broker-dealer e continuerà a trattare la cessione della divisione dell'asset-management. Fuld, scampato alla crisi di Ltcm, finisce così per soccombere alla crisi subprime che, iniziata poco più di un anno fa, non accenna a mollare la presa. Una crisi in cui Lehman Brothers può vantarsi di una magra consolazione, quella di essere il primo grande nome di Wall Street a fallire. Bear Stearns si era trovata in marzo in una situazione simile ma le autorità americane avevano messo a punto un salvataggio ad hoc consegnandola nelle mani di JpMorgan. Eppure nel corso di quello che è stato un week end 'memorabile' per Wall Street, per Lehman Brothers sembravano essersi aperti degli spiragli di soluzione. Alcuni papabili candidati avevano risposto all'appello lanciato ma, alla fine, si sono tirati indietro visto che, a loro avviso, senza aiuto del governo non si poteva risollevare la banca. Così prima Bank of America, poi Barclays hanno dato forfait lasciando Lehman Brothers senza altre possibilità che la bancarotta, che giunge alla chiusura di una settimana nera, il titolo ha perso il 95%.

Le Borse bruciano 125 miliardi Lunedì nero per le Borse europee, che hanno bruciato in una seduta 125 miliardi di euro di capitalizzazione. Intanto, le Banche centrali tornano in stato di massima allerta e iniettano liquidità supplementari per garantire il funzionamento dei sistemi interbancari. Hong Kong e Shanghai avevano già chiuso vicino alla parità, Tokyo in rialzo dello 0,83%. Chi ha fatto a tempo a reagire a questo nuovo tsunami della finanza è stata l’indiana Bombay, che è qualche ora più indietro rispetto a altre piazze dell’Asia: l’indice Sensex 30 crolla del 4%. E della stessa portata sono le cadute che hanno investito le piazze europee. Bancari e assicurativi i comparti sotto pressione con i rispettivi indici Stoxx che hanno perso oltre il 6%. Parigi, affondata da Axa, Dexia e Socgen, lascia sul terreno il 4%. A Milano -3,66% S&P-Mib, -3,49% Mibtel (terza peggiore performance dell’anno).

Bankitalia tranquillizza "Da una prima ricognizione risulta che in Italia il rischio di controparte e il tasso di esposizione nei confronti di Lehman Brothers appaiono nell’aggregato limitati". È quanto spiegano fonti di Bankitalia sottolineando che "la Banca d’Italia segue con attenzione gli sviluppi sui mercati, in collaborazione con le Autorità di settore".

L'intervento delle banche centrali La Fed corre ai ripari, estendendo le sue garanzie sui prestiti alle banche d’investimento, mentre le dieci principali banche Usa fanno quadrato ed istituiscono un fondo da 70 miliardi di dollari per prestarsi soldi tra loro. Anche la Bce e la Banca d’Inghilterra fanno sapere di essere pronte ad agire e Francoforte lancia un’asta straordinaria da 30 miliardi di euro per garantire liquidità. Il segretario al Tesoro Usa Paulson fa sapere di stare lavorando per mantenere la stabilità dei mercati finanziari.

Il mercato petrolifero Significativa anche la reazione del mercato petrolifero, che sembra chiaramente scontare un peggioramento dei rischi per tutta l’economia e di conseguenti attese di indebolimento sulla domanda di oro nero. Se venerdì scorso il barile aveva chiuso sopra i 101 dollari, stamattina è crollato sotto i 98: negli scambi dell’after hours sul Nymex, la Borsa delle materie prime di New York, i futures sul greggio in prima scadenza cedono 3,19 dollari rispetto al fixing di venerdì, con il barile di West Texas Intermediate a 97,99 dollari. In mattinata il Wti ha segnato un minimo a 97,77 dollari. Nel frattempo a Londra il barile di Brent, il petrolio del Mare del Nord, cade di 3,01 dollari a quota 94,57. Crollo del petrolio tanto più significativo perché avviene nonostante il fatto che anche il dollaro, qusta mattina, segna un indebolimento, e da mesi i futures sul greggio vengono utilizzati come strumento per mettersi al riparo dai cali del biglietto verde.

Il discorso di Bush "Siamo al lavoro per ridurre le turbolenze dei mercati e minimizzare l’impatto di questi sviluppi sulla intera economia", ha detto il presidente americano, George W. Bush, esprimendo comunque un forte ottimismo. Secondo l'inquilino della Casa Bianca, infatti, l’economia americana sarebbe sufficientemente "robusta" da riuscire a sostenere gli "aggiustamenti" dei mercati finanziari.

Wall Street sprofonda Wall Street a picco con il fallimento di Lehman Brothers. Il Dow Jones chiude perdendo 492,94 punti, lasciando sul terreno il 4,31% a 10.928,99 punti. Il Nasdaq arretra del 3,60% a 2.179,91 punti, mentre lo S&P 500 cede il 4,37% a 1.197,10 punti.