CRISTIAN CHIVU

da Roma

Il lungo tira e molla sembra ormai all’ultimo capitolo: Francesco Totti sarebbe pronto (forse già questa settimana o al limite alla fine di luglio) a dare ufficialmente l’addio alla maglia azzurra dopo cinquantotto partite, nove gol e un Mondiale in bacheca. Dunque, sarà proprio il capitano della Roma a mettere la parola fine sul tormentone iniziato dopo la finale di Berlino e l’arrivo di Donadoni sulla panchina della Nazionale. Si tratterà, insomma, di un no individuale ma che avrà il sapore di un divorzio consensuale.
Le posizioni dei due sono state sempre chiare, ma distanti: da una parte un Totti convinto di non poter rispondere sempre e appieno alle chiamate del commissario tecnico, viste le sue condizioni fisiche e la scelta di non togliere la placca dalla caviglia sinistra infortunatasi 17 mesi fa; dall’altra Donadoni, che ha invece stabilito una linea di confine invalicabile, chiedendo a tutti piena disponibilità e non impieghi part-time.
Il numero dieci della Roma si era prefissato l’obiettivo di rinviare la decisione definitiva a dopo le vacanze, terminate da ieri anche per lui con il raduno dei giallorossi di Spalletti a Trigoria. Prima aveva esternato il suo pensiero ai suoi più stretti collaboratori, a Gigi Riva in un incontro di un’ora venti giorni fa in Sardegna, infine a Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio e capo della delegazione azzurra ai Mondiali di Germania. Mancherebbe solo il colloquio diretto con Donadoni, che comunque è già al corrente dell’orientamento di Totti. Al quale non sarà riservato un trattamento simile a quello di Lippi che lo attese per il Mondiale.
Il giocatore ha recepito il messaggio del commissario tecnico (tutti necessari, ma nessuno indispensabile) e della Federcalcio che - dopo il suo anno sabbatico dall’azzurro, causa di infinite polemiche - ha chiarito che non ci sarà spazio per compromessi (il discorso è legato anche a Nesta, l’altro campione del mondo allontanatosi temporaneamente dalla Nazionale). E così Totti nell’ultimo periodo di vacanza a Sabaudia, mentre giocava sulla spiaggia con il figlio Cristian, ha riflettuto molto. E alla fine avrebbe tratto la conclusione che pur sentendosi ancora un giocatore in piena forma, non è fisicamente in grado di dire sempre sì a ogni partita. Un discorso che varrebbe per la Nazionale, ma anche per la Roma. Insomma non riuscirebbe più a reggere un ritmo di sessanta partite tra impegni di club e con l’Italia.
E siccome il suo primo obiettivo, come lui stesso ha affermato in un’intervista a un anno dalla vittoria di Berlino, è il rispetto dei compagni e del gruppo della Nazionale, dovrebbe decidere di lasciare l’azzurro. Senza cercare scontri o strappi, ma con la convinzione di non poter più giocare con assiduità tutte le partite dell’affollato calendario. E la responsabilità di non poter imporre le proprie necessità al ct e al resto del gruppo.\