Cristiana rivive la favola del brutto anatroccolo

In «Come tu mi vuoi» (ancora con Vaporidis) si trasforma da secchiona a sirena. E recita anche nei Viceré

da Roma

Non di sole notti prima degli esami vive l’uomo. Figurarsi la donna, specie se attrice giovane e carina. Va bene avere gli occhioni tondi color acquamarina; passi quell’aria da ragazzina, seducente senza puttanerie (non ha voluto posare nuda per un mensile patinato), però Cristiana Capotondi è una vita che frega l’orbo, nel senso lavorativo: ben venga, dunque, il suo autunno di fuoco. L’attrice romana, infatti, mette a segno una cinetripletta niente male, facendolo prima che cominci il Natale, col suo ingombrante corteo di panettoni formato grande schermo. Dopo Scrivilo sui muri, commedia giovanilista di Scarchilli, dedicata ai writers, dal 9 vedremo la dottoressa Capotondi (laurea in Scienze della Comunicazione) come studentessa proletaria e come principessa, come bruttina vestita di stracci e come aristocratica beltà, le spalle nude decorate da fiocchi in velluto marrone. Neanche a farlo apposta, per la serie togliamoci uno sfizio per dritto e per rovescio, la ventisettenne Cristiana, a tredici anni già in tivù (nella miniserie Amico mio), si è lasciata dirigere da un esordiente e da un maestro. In Come tu mi vuoi, svagato film del debuttante Volfango De Biasi, fa il brutto anatroccolo, di nuovo in coppia con Nicolas Vaporidis, il suo ex-ragazzo e già partner in Notte prima degli esami, mentre ne I Vicerè, saga drammatica di Roberto Faenza (dal romanzo omonimo di Federico De Roberto, pubblicato nel 1894) è nel ruolo della rampolla Uzeda, potente dinastia ispanico-siciliana. A unire i due ruoli, il filo d’una dolcezza femminile, che ieri s’è vista in Giada, creatura prima cozza e poi sirena, al centro del racconto di Come tu mi vuoi (ma Pirandello, qui, non c’entra niente).
«Imbruttirmi? È stata un’impresa, che ha richiesto due ore di trucco, ogni mattina. In fin dei conti, quando mi metto in tiro, il trucco dura altrettanto. Da casa mia, portavo un po’ di bolle finte da appiccicare sul viso. Poi mi mettevano un apparecchio nelle guance, per incicciottirle. Anche il naso subiva dei ritocchi, infilandoci dentro dei tubicini di plastica, per farlo più a patata informe. Infine, una mezza nuca, color grigio topo, completava il quadro», spiega l’attrice, che è appositamente ingrassata sei chili («non mi dispiaceva essere un po’ cicciotta») tal quale la Zellweger ai tempi di Bridget Jones. Nella commedia di De Biasi, prodotta da Medusa con Sky (costo: due milioni e mezzo di euro), la Capotondi viene definita «un bidet coi capelli» dagli amici pariolini di Riccardo (Nicolas Vaporidis), intenti a cucire cappottini addosso alla povera, sfigatissima Giada, una brava ragazza, studiosa ma fisicamente contro ogni tentazione. «Preferisco studiare che essere costretta a divertirmi», sibila lei, mentre Riccardo ci gioca come il gatto col topo, togliendole gli occhiali da miope e sciogliendole i capelli, riuniti in una melensa coda di cavallo. Sullo sfondo, i prati della Sapienza, l’università capitolina, qui fotografata da ogni angolazione (compresa la magnifica terrazza, dove i due ragazzi, alla fine, faranno l’amore, protetti dalla statua della Minerva). «È stata una bella novità ritrovare Nicolas, in scena e fuori. Tra noi la sintonia è perfetta e stavolta abbiamo approfittato di un’evoluzione: non raccontiamo gli adolescenti, ma ragazzi più grandi. Come me, Nicolas cerca un miglioramento personale, attraverso ruoli inediti: sono convinta che questo film sarà un banco di prova per entrambi e ci porterà fortuna», commenta Cristiana, che non ama il proprio fisico minuto («vorrei essere una ragazzona»).
Il tema dell’aspetto esteriore, poi, vero perno intorno al quale gira Come tu mi vuoi, l’ha coinvolta, per davvero, a Piazza di Spagna. «Il film è la storia della mia vita: solo nel corso degli anni ho acquisito la mia femminilità. Una mattina, girando la scena in cui Giada va per negozi, sento dire: “Mortacci, ma quella è ’a Capotondi! Ammazzala, quant’è brutta!”. Al che, mi sono risentita e ho spiegato che ero truccata. “Penza senza trucco!”, hanno commentato, rincarando la dose. A quel punto, ho capito un sacco di cose».
Stavolta Cristiana dimostra come la maturità artistica voglia ruoli a tutto tondo. E a un passo dai trenta, intanto, promette che se incontrerà uno che l’aiuta a diventare matura, lo starà a sentire. Per il momento è single e prima che l’anno finisca sarà Rebecca, la prima moglie (in tivù).