«La cristianità baluardo dell’Occidente»

All’ombra di Porto Rotondo si va rafforzando la Federazione democristiana. E l’ex premier pensa di mettere in crisi Casini

nostro inviato a Porto Rotondo

I contatti sono frequenti e cordiali. Perché gli ex dc che qualche mese fa erano seduti al tavolo della neonata Federazione democristiana sembrano convinti che i tempi si vadano facendo sempre più stretti. E che al progetto di aggregazione delle diverse forze che fanno capo alla vecchia Balena bianca vada impressa una decisa accelerazione.
Tant'è che la scorsa settimana, nelle acque della Sardegna davanti al golfo di Marinella, se lo sono ripetuti più d'una volta Giuseppe Pizza e Publio Fiori. Il primo titolare del simbolo dello scudocrociato, il secondo segretario di Rifondazione democristiana. Che, ancora in vacanza allo Sporting di Porto Rotondo, aspetta con una certa impazienza settembre. Quando, spiega, «la Dc di Pizza e la mia daranno il via alla riunificazione dell'arcipelago democristiano». Un'operazione nella quale è coinvolto a pieno titolo anche Gianfranco Rotondi, presidente della Dc per le Autonomie. E, soprattutto, che comprende pure l'Udeur di Clemente Mastella che della Federazione democristiana lanciata lo scorso marzo è presidente. Tanto che Fiori - che della Federazione è vicepresidente - non esita a dire che il leader dell'Udeur «è già di fatto fuori dalla maggioranza» al punto di augurarsi che «subito dopo la pausa estiva possa trarre le sue conclusioni». Considerazioni su cui sembra seguirlo pure Rotondi: «Mastella? È sicuramente parte integrante del progetto». Che va dunque avanti per la sua strada.
Il punto, però, è capire quale sarà la collocazione di questa possibile aggregazione democristiana. Che, sarà un caso, va trovando corpo all'ombra di Villa Certosa, pochi passi da Porto Rotondo. E pure se durante l'estate sarda né Pinza né Fiori hanno avuto contatti con il Cavaliere, non c'è dubbio che Silvio Berlusconi guardi al progetto centrista con un certo interesse. Tant'è che prima della pausa estiva l'ex premier, Rotondi e Alberto Alessi (presidente del consiglio nazionale Dc, presente in rappresentanza di Pizza) si sono incontrati a Palazzo Grazioli per discutere l'ingresso della Dc nella coalizione. «D'altra parte - spiega Rotondi - è chiaro che al momento nel centrodestra resta inevasa una domanda di rappresentanza che prima era coperta dall'Udc». Insomma, «l'unico partito della coalizione che si rifà ai valori democristiani è la mia Dc per le Autonomie». Un po' poco, ammette, visto che «alle politiche abbiamo preso lo 0,8 per cento e alle amministrative l'1,8». Sul punto è concorde Fiori, «perché un partito figlio della Dc non può che stare nel centrodestra». Anche se, ripete più d'una volta con chiaro riferimento a Berlusconi, «il nuovo soggetto che nascerà dovrà essere del tutto autonomo e non subalterno».
Resta aperta la questione del simbolo, quello dello scudocrociato che, salvo sorprese in Cassazione, è nelle mani di Pizza. È chiaro, infatti, che il Cavaliere sarebbe ben felice di schierarlo a fianco degli altri partiti del centrodestra, soprattutto se si andasse al voto a breve e con questo sistema elettorale. E questo non sarebbe che un altro passo nell'azione di accerchiamento all'Udc che il leader di Forza Italia porta avanti ormai da tempo. Da quando, per capirci, ai vertici di Palazzo Grazioli come alla visita al Quirinale al posto di Pier Ferdinando Casini ha cominciato a presentarsi Rotondi. E se alla sua Dc dovessero affiancarsene anche altre, magari sotto lo stesso storico simbolo, è chiaro che l'impatto sarebbe ben più forte. Al punto, confidava qualche tempo fa Berlusconi, di diventare «ben più di una azione di disturbo sull'Udc». Anzi, in questo modo - è il ragionamento del Cavaliere - Casini si troverebbe stretto in un angolo.
Non è un caso che Fiori guardi con una qualche perplessità all’ex presidente della Camera. «Che - spiega - nella sua lettera alla Stampa dice chiaro di non voler rifare la Dc». Insomma, «mi pare che siamo su strade diverse». Tanto da definire il nuovo soggetto centrista «concorrente rispetto all'Udc». Qualche prima risposta, assicura Rotondi, arriverà comunque a settembre. Quando «con Berlusconi, Fini e Bossi ci riuniremo per chiedere all'Udc di mettere la parola fine su questa querelle». In quattro parole, «o dentro, o fuori».