Cristiano De André torna a cantare papà Fabrizio

Dopo una furiosa risalita. Dopo la depressione, l'abisso e i fantasmi. Dopo. C'è Cristiano De André nello specchio di Fabrizio, nel suo universo succhiato dalle viscere, orecchiato, urlato nelle voci dei tanti. Ma oggi c'è Cristiano a cantarlo, per la prima volta, con «Tributo a De André».
Adesso ha gli anni, il tempo rovesciato, il dolore distillato. Ha lo sguardo e la giusta distanza per tirare fuori quelle canzoni dal suo dentro. Lo farà nell'incantevole Reggia di Venaria Reale, Torino. Lo farà il 30 giugno nei Giardini Juvarriani dove le rose bianche dai nomi difficili stordiscono l'aria e baroccheggiano. Dove il tempo s'è fermato per fermarti. Il week end precedente a Macerata a «Musicultura» con tre brani e poi alla Reggia che s'accende d'umore e passioni.
È il secondo appuntamento del Venaria Real Music, dove lo scontro titanico è tra la bellezza della musica e l'incanto di uno spazio in valore assoluto. A sei anni dalla sua partecipazione al Festival di Sanremo, Cristiano si ripresenta sul palco. Torna ad esibirsi live, è voce che si fa architettura sonora di una vita. Per cantare suo padre nell'anno dell'incredibile mostra al Ducale dedicata a Faber, delle code interminabili, degli omaggi a ripetizione che diventano eco. L'arco trasparente issato sul palco a diluire le note in via di fuga sulle allee del Giardini e accanto a lui un trio jazz d'eccezione composto da Stefano di Battista, Rita Marcotulli e Paolo Basso.
«L'idea arriva dai CD della storia del jazz proposti da l'Espresso - racconta Michele Torpedine, direttore artistico del Festival - Qui i musicisti inserivano la voce di Fabrizio registrata. A Venaria sarà Cristiano a cantare papà con "Ho visto Nina Volare". Loro apriranno lo spettacolo, poi entra lui, le canzoni di Faber e il suo repertorio personale».
Cristiano che c'è, «mastica e sputa da una parte il miele/ mastica e sputa dall'altra la cera… Ho visto Nina volare tra le corde dell'altalena/ un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena/ e se lo sa mio padre dovrò cambiare paese». Tutto rigalleggia e si fa sostanza, forza. Un evento in fieri, un dialogo generazionale, le note scolpite, i ricordi, l'emozione di parole che arrivano da lontano. Che Cristiano riascolta.
Non è facile scegliere nel repertorio sterminato di Faber. Giusto una ventina di brani rivisitati in chiave jazz: per rinascere riarraggiando una vita. Dentro anche tre suoi pezzi per un tour estivo che si concluderà a settembre a Genova al Porto Antico: «Stiamo ancora preparando l'evento, ma avremo di certo una grande festa - assicura Torpedine - Ci saranno i musicisti e gli amici che hanno fatta parte del mondo di Faber».
Li stanno contattando per riportarli lì, nella sua Genova respirata dai bassi, dove la canzone è rievocazione, pezzo di storia, e storie di uomini. Tour estivo che cederà il passo ad uno più acustico in autunno e anticipa l'album di inediti di Cristiano previsto per il prossimo anno. Dopo la depressione, dopo la paura e la rabbia. Dopo i conflitti e gli artisti di fianco e alle spalle. Un palco da misurare senza rete, con la chitarra muta a riprendersi finalmente le note di ieri, gli accordi, gli ammiccamenti, le ansie. Con i suoi amici jazzisti che gli fessurano l'aria perché la riempia di parole. Quelle di Fabrizio, che ha sentito nascere e visto crescere.
Con lui sul palco nell'ultimo tour a sostituire Mauro Pagani, e il 30 giugno a Venaria. Nella magnifica ossessione da re, in quegli ottanta ettari di bellezza, sarà lì, con tutto il fiato per riprendersi una vita d'artista, raccontare inediti familiari e aprire i «cassettini» di Dalì.
Per le vie dell'anima, discreto, riguadagnando la riva.