«Da cristiano invidio Odifreddi»

Allora Luca, come nasce questo testo?
«È stato un lungo parto, dall’inizio dell’estate scorsa mi sono messo a scrivere con Michele Serra e Martino Clericetti, autori bravissimi. Soprattutto Martino è stato fondamentale perché è cattolico praticante e appartiene a Comunione e Liberazione: mi serviva qualcuno che la pensasse diversamente da me».
E così avete immaginato di essere i due ladroni.
«C’è una domanda che prima o poi tutti si fanno. I due personaggi che nella storia di Gesù sono stati un po’ dimenticati, sono i due ladroni, personaggi che loro malgrado hanno vissuto il momento più importante della Storia dell’uomo. Io mi sono chiesto cosa si sono detti in quei momenti, cosa è passato loro per la testa. E poi c’è un altro piano narrativo».
Ah, sí?
«Ci sono due scarafaggi che vivono ai piedi delle croci e guardano tutto con molto snobismo, Loro non si curano di quelli che stanno sopra perché sono convinti che quello che stanno passando non li riguardi. Gli scarafaggi, essendo tali, sono convinti di essere immortali».
E poi?
«E poi si stupiscono del fatto che i due di sopra si chiedano com’è fatto Dio. Lo sanno tutti che è come gli scarafaggi, pensano loro».
Nel Vangelo un ladrone si pente e Gesù gli dice: oggi sarai con me nel regno dei cieli.
«Quello è Paolo, il più propenso a credere, lui prova ad avere fede. Io no, sono quello più cinico».
E Luca crede?
«Bé, io sono anticlericale e anticattolico, ma profondamente cristiano. Diciamo che mi piace Odifreddi, ma soprattutto lo invidio».