Cristina lotta per la vita I medici ottimisti: ce la farà

Bimba nata da madre in stato vegetativo: stabili le sue condizioni

Marisa de Moliner

da Milano

Queste sono ore di trepidazione per Cristina Nicole, la bimba nata sabato al Niguarda di Milano da una donna in stato di morte cerebrale. Un evento eccezionale che è stato indicato come un miracolo della medicina ma che è anche un gesto di alta generosità. Non solo Cristina Nicole deve la vita alla sua mamma, con lei altri hanno, infatti, un debito di riconoscenza. Un paio di persone potranno vivere con i suoi organi: le cornee, i reni e il fegato. Quest'ultimo è stato trapiantato sabato notte nello stesso ospedale a una donna vittima di «un'epatite fulminante». La donazione degli organi rende ancora più commovente questa triste storia che alterna vita e morte, dolore e speranza. Quella speranza che provano il papà e i nonni della piccolina nata da una gravidanza straordinaria. E a sperare è soprattutto il primario dell'unità operativa di neonatologia e terapia intensiva del Niguarda, Stefano Martinelli, che non ha ancora sciolto la prognosi nonostante il suo atteggiamento sia comunque ottimista. «Se tutti i neonati così prematuri e piccoli - ha commentato ieri durante la lettura di uno dei due bollettini medici - dovessere stare come Cristina Nicole, i neonatologi potrebbero stare tranquilli». E tranquilla è stata la prima notte trascorsa nell'incubatrice.
Tant'è vero che non solo non si sono verificati problemi significativi ma al mattino era in grado di respirare autonomamente senza più l'ausilio delle apparecchiature. Anche i dati emogasometrici (ossigenazione e anidride carbonica) erano soddisfacenti. Il suo cuoricino poi riesce a battere senza il supporto farmacologico. Fanno ben sperare anche i parametri metabolici: glicemia, calcemia, bilirubinemia, lievemente alterati nelle prime ore di vita, sono attualmente nella norma. Quello che è, invece, instabile è il peso in continua oscillazione. Cristina Nicole che alla nascita pesava 713 grammi è scesa sabato a 685 per risalire ieri mattina a 709 e per calare in serata a 650. Un'oscillazione che non ha sorpreso il dottor Martinelli. Un calo ponderale di questo tipo è prevedibile nelle prime giornate di vita. Cristina Nicole è una tenerissima bimba fragilissima e al contempo molto forte. Sembra mettercela davvero tutta per resistere anche ora che la sua mamma non c'è più. Quella mamma che da marzo, quand'è stata dichiarata cerebralmente morta, l'ha tenuta in grembo permettendole di svilupparsi.
La mamma le ha fatto da incubatrice umana, senz'altro l'incubatrice più bella e più triste che possa esistere. C'è chi ha indicato l'evento come un miracolo. Una definizione che non piace ai sanitari delll'ospedale milanese. «Non s'è trattato di un miracolo - spiega il direttore sanitario Luca Maria Munari - anche se è il primo caso in Italia e l'undicesimo nel mondo. E non s'è trattato nemmeno di una sfida della medicina. L'obiettivo non era quello di raggiungere una situazione limite per arrivare a un successo scientifico. Il nostro scopo era quello di salvare la bambina. Al Niguarda non abbiamo lavorato al servizio della medicina ma a quello della persona».
«Ciò che si è verificato nel nostro ospedale - precisa il dottor Munari - è perfettamente in linea con le indicazioni regionali che pongono la persona al centro dell'assistenza» . E il direttore sanitario conclude: «La medicina non deve servire se stessa ma la vita».