La critica di Podestà: "Il partito in ritardo nel cambiamento voluto dagli elettori"

Mentre nella sede del Pdl di viale Monza il coordinatore regionale Mario Mantovani ieri pomeriggio presentava il programma della prima Assemblea regionale degli eletti del Popolo della libertà in Lombardia, dal quartier generale di Palazzo Isimbardi partiva una più che velenosa dichiarazione di Guido Podestà. «La nuova classe dirigente del Pdl - le sue parole siglate come “presidente della Provincia di Milano” - non dovrà più scaturire da nomine calate dall’alto, ma da momenti di confronto e riflessione quali possono essere, per esempio, le elezioni primarie e i congressi». Non solo. «Le cose nel nostro Paese stanno cambiando e anche molto velocemente. Debbo dire, anzi, che siamo già molto in ritardo nel cogliere la volontà di cambiamento avvertita dagli elettori del centrodestra. Per queste ragioni, mi aspetto che l’esito degli Stati generali del Pdl lombardo si dimostri in linea con quanto annunciato al consiglio nazionale del primo luglio scorso dal segretario politico, onorevole Angelino Alfano». Il tutto riassunto, per chi eventualmente non avesse capito, da un titolo al curaro: «Partito in ritardo nel cogliere la volontà di cambiamento avvertita dal nostro elettorato». Un atto d’accusa pesantissimo a chi il partito sta guidando. E, trattandosi di Lombardia, è chiaro che il siluro punta dritto verso il coordinatore Mario Mantovani a cui Podestà non ha mai perdonato di averlo sostituito. Certo è che per il momento, nonostante il pressing asfissiante di Roberto Formigoni tornato a voler svolgere un ruolo di primissimo piano anche all’interno del partito, si parla solo di congressi comunali e provinciali. Con Mantovani che continua a ripetere di non aver avuto abbastanza tempo per poter dimostrare le sue qualità di coordinatore regionale. Ma tutti sanno che la vera sfida si giocherà proprio su quella poltrona. E, non a caso, le grandi manovre sono già partite. Con l’avvicinamento tra Formigoni e Podestà che potrebbero attirare nella stessa orbita anche l’area ex an sempre guidata dal ministro Ignazio La Russa, ma oggi non in grado di esprimere propri candidati in grado di vincere e gli ex socialisti raccolti intorno alla famiglia Colucci. Per Mantovani, invece, potrebbero schierarsi i ministri lombardi Mariastella Gelmini e Paolo Romani forse meno forti a Milano, ma in grado di raccogliere molte più tessere nel resto della regione. «Basta polemiche e diatribe personali - la sferzata di Romano La Russa - scontri interni per conquistare una fetta di potere in più. Se continuassero le liti, non andremmo da nessuna parte: ora è il momento di pensare al bene del partito».