Lo criticano anche se fa il professionista

Antonio Cassano ha il diritto di essere normale. Perché dev’essere un’ossessione? Se punta l’avversario, se cerca la giocata, se dimostra di essere il più forte di tutti, gli dicono che gioca per se stesso; se non sbaglia un tocco, se torna a coprire, se prende trenta falli, innervosisce l’avversario, mette due volte Toni di fronte al portiere, ma non fa l’appariscente, gli dicono che svolge il compitino. L’Italia dice di amare i talenti e poi li umilia, dice di accettare le loro follie e poi le castiga, vuole più fantasia, ma è pronta a massacrarla al primo dribbling sbagliato.
Cassano non lo voleva nessuno. La critica l’aveva bocciato prima di vederlo, prima di sapere se fosse in forma. Adesso non se lo ricorda più nessuno il sondaggio «è giusto o no portarlo in Austria e Svizzera». Sbagliato a prescindere, perché è uno «che rovina gli spogliatoi». Ora va in campo e gli si chiede di fare il miracolo, perché è il più bravo, il più tecnico, il più geniale. Cassano ha 25 anni, una voglia pazza di giocare e di non sbagliare. Non avrà studiato, ma è intelligente: sa che sono tutti col fucile spianato pronti a impallinarlo. Da normale è comunque meglio degli altri. L’ha dimostrato con la Francia: il più bravo a sveltire l’azione, quello che gioca sempre a un tocco, quello dell’assist. La luce. Momento difficile: dai la palla ad Antonio ed è in banca. Però siccome non segna uno pensa che abbia giocato male. Non si può pretendere di piacere a tutti, specie se tendenzialmente sei antipatico a prescindere. È la dannazione di Cassano, questa. Lo sarà ancora, perché il ritratto che gli hanno cucito è quello del diverso a tutti i costi.
Così ci si stupisce del fatto che lui nel giorno di riposo sia rimasto in ritiro a guardare le partite, a rivedersi Italia-Francia per capire dove dovrebbe migliorare. Gli altri fuori con mogli, fidanzate, amici, lui dentro a «studiare» o magari a giocare alla Playstation. Comunque troppo normale per un pazzoide. Invece Cassano è così e lo è sempre stato. Qualcuno ha mai sentito di sue nottate in discoteca alla Adriano? Qualcuno l’ha visto festeggiare dopo una sconfitta come altri suoi colleghi? Qualcuno l’ha fotografato ubriaco? No, no, no. Antonio commette errori gravi in campo, faceva il gradasso con la Smart, ha mangiato troppo a Madrid. Follie da extrapallone zero, o comunque molto meno degli altri, di quelli che poi quando giocano magari sono anche dei bidoni. Però stupisce, come se uno con due piedi da fenomeno non possa avere un emisfero di normalità. Troppo complicato pensare che gli piaccia fare il professionista, perché uno come lui professionista non deve esserlo. Così è più facile criticarlo.