Criticare i gay in Brasile potrà costare il carcere

In Brasile potrebbe presto essere approvata una legge contro l’omofobia che farà passare per criminale chiunque critichi la pratica omosessuale. Il disegno di legge, già approvato dalla Camera il 23 novembre 2006, è ora all’esame del Senato federale, da parte della Commissione per i diritti umani e la Legislazione partecipativa (Cdh): doveva essere votato già nei giorni scorsi, ma la massiccia reazione popolare che si è espressa attraverso email e telefonate degli ultimi giorni ha suggerito ai senatori di istituire un gruppo di lavoro per studiare in modo più approfondito la proposta, promuovendo udienze pubbliche per confrontarsi con esperti in materia.
La legge ha lo scopo di contrastare ogni forma di discriminazione, denigrazione, incitamento all’odio e violenza contro le persone omosessuali, in un Paese dove negli ultimi due anni si sono verificati episodi preoccupanti di violenza contro i gay, come l’uccisione di Adamor Guedes a Manaus, e di Claudio Alves dos Santos a Rio de Janeiro, due leader del movimento omosessuale. La risposta delle istituzioni, che hanno accolto proposte e suggerimenti della comunità gay brasiliana, è però fortemente criticata da alcune associazioni cattoliche. Il disegno di legge prevede il carcere per chi vuole impedire le manifestazioni pubbliche di affettività da parte di omosessuali (art. 7), afferma che non si potrà licenziare un dipendente perché si è scoperto che è gay o lesbica (art. 4), ma vengono anche contrastate quelle «azioni costrittive di ordine morale, etico, filosofico o psicologico» che condannano l’omosessualità. Una formulazione che potrebbe trasformare in un pericoloso criminale da mettere dietro le sbarre chiunque condanni la pratica omosessuale. L’avvocato e presidente della Federazione paulista dei movimenti in difesa della vita, Maria das Dores Dolly Guimarães, secondo quanto riporta l’agenzia internazionale Zenit (www.zenit.org) ha dichiarato che «oltre ai diritti previsti nella Costituzione per tutte le persone, l’omosessuale, per il semplice fatto di essere omosessuale, otterrà così dei privilegi». «L’omosessualità smetterà di essere un vizio per diventare un merito. E chi osa criticare questa condotta verrà trattato come un criminale», ha aggiunto il legale, sottolineando che «i primi a subire una persecuzione saranno i cristiani». Dolly Guimarães critica la norma che prevede da due a cinque anni di carcere per «chi osi proibire o impedire la pratica pubblica di un atto osceno (“manifestazione di affettività”) da parte di omosessuali».
Ma a preoccupare di più è che «la condotta di un sacerdote che, in un’omelia, condanni l’omosessualità, potrà essere inquadrata nell’articolo 8, quello sull’azione costrittiva di ordine morale, etico, filosofico o psicologico». Allo stesso modo potrà essere punito, secondo l’attivista del Movimento per la vita, «con un periodo da tre a quattro anni di galera il rettore di un seminario che non ammetterà l’ingresso di un allievo omosessuale».
Va ricordato, a questo proposito, che nel 2005 la Santa sede aveva pubblicato un documento nel quale si afferma che «la Chiesa non può ammettere al sacerdozio coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay».
La legge in discussione in Brasile, prevedendo di punire come un crimine ogni tipo di riprovazione dell’omosessualità, rischia dunque di trasformarsi in uno strumento per colpire la Chiesa e più in generale le comunità cristiane di varie confessioni.
Le organizzazioni gay bollano la protesta dei cristiani come tentativi di preservare il «diritto di discriminare» le persone «utilizzando come “paravento” la libertà di credo religioso». Beto de Jesus, uno degli ideatori della marcia del Glbt, il «Collettivo dei gruppi di gay, lesbiche, bisex e transgender del Brasile», ha ricordato l’esistenza di un considerevole gruppo di parlamentari amici: «Abbiamo il Frente parlamentar pela livre expressão sexual, ma anche la forte opposizione e intolleranza dei deputati religiosi (cattolici ed evangelici) che impediscono l’approvazione di leggi in cui si riconosca piena cittadinanza agli omosessuali».
Lo stop deciso dal Senato sta però a indicare che i dubbi su alcuni punti della legge sono condivisi e non possono certo essere liquidati come espressione di una volontà discriminatoria verso i gay.