Criticare sul blog i colleghi in toga porta guai

Il Pg di Ancona, che su internet aveva fatto le pulci alle sentenze di molti giudici, subisce una serie di conseguenze negative per la sua iniziativa e al Csm anche la sua corrente, Magistratura democratica, lo abbandona

I panni sporchi si lavano in famiglia. Soprattutto, se sono toghe. Sembra la morale della storia di Gaetano Dragotto, procuratore generale di Ancona, molto bravo e apprezzato dai suoi colleghi finchè non decide di fare lo spiritoso sugli errori che infarciscono le loro sentenze. Visto che ha dimestichezza con internet il magistrato crea un blog per fare le pulci ai procedimenti penali firmati dai giudici del suo distretto e non solo. Niente nomi, naturalmente, neanche un riferimento agli uffici interessati. Ma nelle Marche scoppia lo stesso un putiferio.
Gli interessati si riconoscono, molti altri li identificano e i malumori salgono al massimo. Anche perchè si apre un dibattito telematico, con commenti pesanti sugli sfondoni di diritto, la sciatteria, la superficialità di certe decisioni che pesano sulla vita dei cittadini. É un confronto pubblico, quello aperto dal blog di Dragotto, che sollecita nell'ambiente giudiziario lo spirito di autocritica e provoca un'assemblea dell'Anm locale. «Quanti di noi - chiede on line un magistrato- hanno pagato davvero, al pari di un medico o di un conduttore di treno o di aliscafo, per le devastanti scemenze che a volte si leggono in tante sentenze?Per la totale disorganizzazione dell'ufficio che dirigono? Per la totale incapacità di migliorare il servizio che devono rendere?».
Interrogativi pesanti, per alcuni imbarazzanti, per altri pericolosi. Che provocano anche reazioni corporative. Fatto sta che Dragotto finisce sotto osservazione al Csm, per sospetta incompatibilità con il suo ufficio e il suo ruolo, e interrompe la sua attività di censore su internet. Convocato dalla Prima commissione il Pg spiega che non voleva dileggiare nessuno, ma aprire solo un dibattito. Alcuni colleghi raccontano di proteste, attriti e rimostranze dopo l'apertura del blog. Ma dopo l'impegno di Dragotto di interromperne l'aggiornamento, torna la calma. Il Csm archivia la pratica , ma definisce l'iniziativa una «caduta di stile» per il «tono di scherno» sulla professionalità dei colleghi e spedisce gli atti ai titolari dell'azione disciplinare, il Guardasigilli e il Pg della Cassazione, che dovranno decidere se procedere. Una spada di Damocle sulla testa di Dragotto.
Intanto, al Csm succede qualcosa di strano. Si esamina la sua domanda di fare l'avvocato generale a Roma. Può vantare un curriculum di tutto rispetto, è già stato avvocato generale a L'Aquila ed è molto positivo il parere del Consiglio giudiziario. Però, in Quinta commissione gli preferiscono Antonio Marini. Non lo vota proprio nessuno, neppure i rappresentanti di Magistratura democratica, la corrente di sinistra che ha contribuito a fondare. Che abbia dato troppo fastidio? Forse Dragotto comincia a sospettarlo. Ai primi di aprile la stessa commissione esamina un'altra sua domanda: quella a presidente di sezione del tribunale di Grosseto. Data la sua posizione non sembra proprio che ambisca troppo in alto, eppure anche in questo caso prevalgono 4 no su 6 voti. Su ambedue le pratiche dovrà decidere ancora il plenum, ma le premesse sono preoccupanti e nella stessa corrente di Md emerge una spaccatura che lo penalizza. Non solo. Al Csm c'è una terza pratica su Dragotto, per la riconferma dopo 4 anni come Pg. Pensate che stavolta vada tutto liscio? Neppure per idea. In commissione Cosimo Ferri di Magistratura indipendente si oppone alla riconferma, con una semplice argomentazione: dopo 2 bocciature per ruoli tutto sommato inferiori, come si può adesso dargli un voto favorevole? La situazione è imbarazzante, si dispone un'istruttoria e solo ieri si arriva al plenum: Dragotto viene riconfermato ma l'assemblea è divisa e i componenti di Magistratura democratica invece di sostenerlo si astengono.
La storia del Pg blogger pone comunque un interrogativo: possibile che un alto magistrato non abbia altro mezzo per contrastare l'ignoranza e la sciatteria dei colleghi che denunciarne gli sfondoni su internet? «Ho incominciato - spiega lui- a segnalare ai capi uffici gli errori clamorosi nelle sentenze dei colleghi, anche perchè avevamo serie difficoltà ad interpretarle. Mi rimproveravano di essere diventato troppo cattivo e a questo punto ho deciso di metterle su internet perchè gli altri potessero giudicare».
Eccone un assaggio, visto che dopo lo scandalo Dragotto non ha aggiunto nuove sentenze segnate con la penna rossa sul suo blog «Temi nera», ma nepure lo ha chiuso.
Attenti al barista. Un tizio chiede acqua minerale e il barista gli riempie il bicchiere con una bottiglia etichettata. Al primo sorso il cliente si accorge che qualcosa non va: era detersivo per lavastoviglie. Dopo varie vicende processuali per commercio di sostanze alimentari contraffatte si arriva all'assoluzione in Cassazione, perchè il barista non ha somministrato una sostanza alimentare contraffatta ma «solo» una sostanza tossica non destinata all'alimentazione, «senza alcuna opera di avvelenamento, adulterazione o contraffazione». Come dire: se ti cade una goccia di detersivo nell'acqua minerale sei responsabile di adulterazione di sostanze alimentari, se invece servi liquido per lavastoviglie puro, non commetti nessuno dei reati indicati.Prostata salvifica.Un uomo esibisce il pene di fronte a una bimba di 4 anni. Interviene il padre e scappa, viene fermato ma dice che soffre di prostata e aveva urgente necessità di urinare. Il giudice lo assolve con questa motivazione, senza chiedersi almeno perchè «non si sia rivolto contro il muro».Se l'imputato è africano. Processo a un vucumprà senegalese: per il giudice le aggravanti pesano meno delle attenuanti generiche «perchè l'imputato è africano e l'Africa è povera». Prova vecchia. Una Corte d'Appello sospende l'esecuzione di una sentenza penale definitiva del 2006, per effetto di una «prova nuova» acquisita nel 2005. Pena senza criterio. «É incredibile - scrive Dragotto, criticando i calcoli fatti da un giudice per stabiliere la pena in- ma diversi giudici non sanno quali sono i limiti edittali per il reato di omicidio. Lo sanno anche gli studenti al terzo anno di università».Il numero 69. Il Pg cita sentenze di giovani giudici donne che sbagliano nell'interpretare l'art. 69 del codice penale che bilancia aggravanti e attenuanti. E conclude: «Sarà che alle brave ragazze l'idea stessa del numero 69 ripugni?». Monotribunale. In una causa di nullità di matrimonio civile durata 7 anni firma la decisione un solo giudice, che si definisce «presidente estensore», mentre per legge è necessario un collegio. Chi ha avuto la peggio impugna la sentenza, invocando la nullità del provvedimento. Bibunale. Un tribunale non riesce a trovare il terzo componente ma apre l'udienza in due per un processo molto complesso, con imputazioni gravissime. Prevedendo il rinvio i legali degli imputati non ci sono, ma viene nominato un difensore d'ufficio per tutti in blocco e si dichiara l'assenza(non la contumacia) degli imputati e si rinvia. I difensori invocano la nullità dell'udienza. Ogni colpo una tacca. Un tizio accoltella più volte superficialmente il rivale in amore. Per il giudice deve rispondere di lesioni volontarie aggravate non per un unico reato, ma tante volte quanti solo i colpi inferti: «singole ipotesi di reato riunite nel vincolo della continuazione, essendo evidente l'unicità del disegno criminoso». Se una ferita fosse stata mortale e le altre superficiali avremmo avuto una condanna per due reati di omicidio e lesioni personali uniti dalla continuazione? Niente querela niente reato. Furto in un'auto lasciata aperta: per pm e giudice si tratta del reato di furto semplice. Ma ecco la sorpresa, con la dichiarazione di «estinzione del reato per difetto di querela». Commenta Dragotto: l'idea che senza querela non avrebbe potuto essere mai iniziata l'azione penale non ha sfiorato le menti di questi magistrati». Un'originale figura giuridica. Caso di contraffazione di carta d'identità. Pm e giudice si inventano un reato che non esiste, falso ideologico in certificati commesso da privati, e si arriva anche alla condanna.