Critiche dai due Poli: «Occasione persa» Ma la Lega applaude

da Roma

Riapre dibattito e polemiche il nuovo no di Roberto Castelli alla grazia ad Adriano Sofri. E non solo con l’opposizione, ma anche all’interno della maggioranza. Non sono d’accordo con il ministro della Giustizia, pur rispettando la sua decisione, esponenti di Fi come Gaetano Pecorella e Fabrizio Cicchitto, di An come Ignazio La Russa e Mario Landolfi e dell’Udc come Rocco Buttiglione e Bruno Tabacci. Le condizioni di salute di Adriano Sofri sono tali che avrebbero potuto determinare «un gesto umanitario», afferma il segretario dei centristi Lorenzo Cesa.
Il ministro leghista Roberto Calderoli, invece, applaude e il sottosegretario azzurro alle Riforme Aldo Brancher, da sempre cinghia di trasmissione con il Carroccio, riferendosi alla sospensione temporanea della pena per l’ex leader di Lotta continua, ancora in prognosi riservata, commenta conciliante: «Per sei mesi però sarà un uomo libero... E in sei mesi ne possono succedere di cose... È stato preso solo un po’ di tempo».
Dal centrosinistra sono in tanti a insorgere contro la «marcia indietro» di Castelli, da Luciano Violante a Marco Pannella, da Giuliano Amato ad Antonio Di Pietro e il senatore ds Stefano Passigli preannuncia un nuovo esposto alla procura di Roma contro il guardasigilli, «per omissione di atti di ufficio» e per aver impedito al Quirinale «l'esercizio delle attribuzioni o prerogative di legge».
Il punto è: ci sono o no le condizioni per la grazia a Sofri? Castelli risponde di no, ma di parere contrario è Pecorella, presidente della commissione giustizia della Camera. «La condizione fondamentale da sempre per concedere la grazia è la raggiunta sicurezza che il condannato comunque si è riabilitato e che quindi merita comprensione, quel perdono che è nel concetto di grazia. È un po’ difficile che Sofri che fa il bibliotecario, che scrive sui giornali dicendo cose che molti condividono non dia segno comunque di essere una persona che oggi è incompatibile con il carcere». Favorevole alla grazia, il vicecoordinatore di Fi Cicchitto ricorda che la sospensione della pena per ragioni di salute presa per Sofri, a suo tempo non fu adottata per Bettino Craxi, «così condannato a morte sicura».Castelli ha usato «un metro politico», accusa Bobo Craxi. La Russa, capogruppo di An alla Camera, non avrebbe «nessuna obiezione» alla grazia se Castelli fosse favorevole, ma ribadisce che ci vuole «la richiesta del ministro o almeno da parte dell'interessato». Per il ministro delle Comunicazioni Landolfi ora ci sono le condizioni favorevoli a Sofri, che «va graziato, non ringraziato». Castelli ha perso un'occasione, commenta il ministro della Cultura Buttiglione. È stata una decisione «feroce», dice il Ds Massimo Brutti.