«Le critiche di Fini sul partito unitario? Non facciamoci del male come nel 2004»

da Roma

Onorevole Cicchitto, Gianfranco Fini accusa Forza Italia di aver fermato la formazione del partito unitario. Lei come risponde?
«Per rispondere a questi rilievi bisogna fare un passo indietro. La volontà di Forza Italia di costituire un partito unitario risale già al periodo antecedente al 2001. Ma durante la stagione di governo iniziarono, da parte dell’Udc e di An, contestazioni serrate. Nei giorni festivi si elaborava il partito unitario, in quelli feriali si criticava Berlusconi e il suo governo. Tutto questo non è risultato vantaggioso, tant’è che facemmo una campagna elettorale con le tre punte. Quel periodo non può essere rimosso perché ha pesato molto su tutta la vicenda del partito unitario».
Dopo il voto, però, An si è schierata apertamente a favore del partito unitario.
«Ma da allora è scattato un meccanismo diverso che ha visto la presa di distanza dell’Udc dalla Cdl. Fare il partito unitario senza l’Udc non ha senso».
Molti dicono: di fronte alla nascita del Partito Democratico, il centrodestra non può restare indietro
«Ma il Pd cos’è? È il tentativo di chiudere una vicenda politica lunga 60 anni mettendo insieme la sinistra Dc e l’ex Pci. Un’operazione che si fonda su presupposti politico-culturali e programmatici fragilissimi, come dimostra la scelta di Veltroni che è una sorta di Zelig, una entità fondamentalmente solo mediatica. E non è vero che il centrodestra è in ritardo, perché il corrispettivo del Pd è Forza Italia, visto che quell’operazione Berlusconi l’ha fatta addirittura nel ’94 mettendo insieme laici, cattolici e socialisti-riformisti. Noi rispetto a loro siamo in anticipo di 13 anni».
Perché non si può fare il partito unitario senza l’Udc?
«Innanzitutto tra noi e l’Udc c’è in comune il Partito Popolare Europeo; noi e An copriamo obiettivamente aree diverse. Teorizzare un partito unitario senza l’Udc sancirebbe la rottura con i centristi. Inoltre sposterebbe a destra tutto l’asse della Casa delle libertà, lasciando aperto uno spazio al centro per il Partito Democratico».
Fini dice: la Cdl in questi mesi ha peccato in iniziativa politica.
«A dir la verità a me sembra che nel corso di questo anno stiamo portando avanti una grande, durissima battaglia di opposizione con il concorso positivo degli amici di An. Abbiamo organizzato una grande manifestazione a Roma e contiamo di farne altre. In Senato abbiamo serrato le fila, con Forza Italia partito più presente. Ci accingiamo a presentare da settembre dieci proposte di legge come progetto alternativo a quello della maggioranza e ci fa piacere che dall’assemblea di An sia arrivato un contributo importante all’elaborazione. Ma bisogna stare attenti a non aprire una fase simile a quella del 2003-2004. Meglio non farci del male come in quel periodo».
Un altro fronte è quello del referendum.
«Fini ha preso le sue decisioni senza una consultazione. Esistono pareri diversi anche dentro Forza Italia. Ma non si può pensare di creare il bipartitismo con un semplice meccanismo elettorale. Rimaniamo convinti del ruolo essenziale del Parlamento per fare la nuova legge elettorale».