«Critici e registi? Sono tutti dei maschilisti»

La moglie del Bardo è rimasta per secoli nell’ombra. Ora una biografia la porta al centro dell’attenzione

«Di lei si sa poco o nulla», scrive l’universale enciclopedia on line Wikipedia accanto al suo nome e alle date di nascita e di morte. «Il matrimonio fu un ripiego con cui egli riparò un atto di irriflessione giovanile» scrisse il critico, storico e curatore delle opere complete di Shakespeare, Mario Praz. O addirittura lei è una figura inesistente, come ha dimostrato Tom Stoppard che nella sceneggiatura di Shakespeare in Love non ha nemmeno pensato a infilare trenta secondi di un volto femminile che la interpretasse. Anne Hathaway, la moglie di Shakespeare, è una figura bistrattata o, quando va bene, completamente dimenticata. «Perché nessuno studioso si è mai sentito abbastanza forte da guardare a questa donna per quello che era?» si è chiesta Germaine Greer. E ha fatto nomi e cognomi dei detrattori, secolo per secolo. Edmund Malone, infaticabile editore critico settecentesco delle opere shakesperiane in sedici volumi. Sir Sidney Lee, autore di una delle più complete vite di Shakespeare, edita nel 1898, che in breve raggiunse le cinque edizioni. E infine Stephen Greenblatt, fondatore del neostoricismo e autore nel 2004 di Will in the World, biografia del Bardo rimasta in classifica del New York Times per oltre due mesi: «Quando era con me all’università - racconta la Greer - Greenblatt mi ripeteva che Shakespeare odiava sua moglie. Ma allora perché tornò a morire da lei?».