Il critico Io scelgo Eastwood e Le vite degli altri

L’entità dell’incasso di un film ne dice il valore venale, ma è l’intensità del ricordo a dirne il valore mitico. Lo sa l’acquirente di dvd: quando li scorre sullo scaffale, scopre spesso d’averli acquistati perché «lo facevano tutti». Dovendo dare uno sguardo indietro per scegliere fior da fiore nell’ultimo decennio, per amor di Patria, comincio dall’Italia.
Gabriele Muccino ha riletto il costume italiano e s’è imposto perfino a Hollywood, incassando negli Stati Uniti, con un solo film, l’equivalente di una decina di cinepanettoni. Paolo Sorrentino si aggira sempre dalle parti del capolavoro e talora lo realizza. Fra i predecessori, Pupi Avati è stato altalenante nella qualità, ma costante nella dignità e nella presenza (tre film nell’ultimo anno). E poi ricorda: ricorda i mutilatini di guerra e le vittime dei bombardamenti nella Seconda notte di nozze. Si sa: far ciò che gli altri non fanno distingue l’artista dall’artigiano.
Ramo stranieri, da quel dì la serialità regna a Hollywood, inibendo l’inventiva. Eppure Sam Mendes, con Era mio padre, sottovalutato dalla critica alla Mostra di Venezia, ha dato qualcosa a mio figlio e a me, benché ci dividano quattro decenni. E Kate Winslet, cioè la signora Mendes, ha commosso entrambi in The Reader, come aveva fatto Ulrich Mühe ne Le vite degli altri.
Tutti film per ingenui in cerca d’emozioni anziché di quattrini? Ebbene abbiamo pianto anche per chi i quattrini li rincorre in Millionaire di Danny Boyle, film rifiutato dalla Mostra di Venezia, generalmente sottovalutato all’uscita, ma premiato dal pubblico, e da nove Oscar. E ho pianto, da ultimo, per un altro diseredato, l’innamorato nuotatore di Welcome di Philippe Lioret.
Qualità può essere anche quantità (di pubblico) transcontinentale: Hero di Zhang Yimou, con l’immenso Jet Li, ha spiegato la Cina di oggi con un episodio della Cina di ieri e ha incassato - fra dollari, euro e yuan - più che i film italiani di un’annata. E poi c’è il filotto di capolavori di Clint Eastwood, specie Lettere da Iwo Jima e Gran Torino, primo film diretto e interpretato da un ottantenne in testa agli incassi italiani, e non solo.
Volete un personaggio non esotico e non di nicchia? Vedendo Cantona ne Il mio amico Eric ho pensato alla saggezza di Ken Loach, ma anche a quella di Nereo Rocco, che diceva «così in campo, così nella vita». E l’ho ritoccata in «così in campo, così sullo schermo».