Croazia, Hitler al bar in bustine di zucchero

Alcuni locali offrono dolcificanti con l’immagine del Führer e
barzellette sull’Olocausto. E gli ebrei si ribellano: "Disgustoso". Il Centro Wiesenthal, che ha denunciato il caso, chiede al governo di
intervenire per eliminare il prodotto dal mercato. La procura apre
un’inchiesta

In Croazia circolano bustine di zucchero con il volto inconfondibile di Adolf Hitler accompagnato da battute sconclusionate e di pessimo gusto sugli ebrei e l’Olocausto. Una settimana dopo che il presidente croato Stipe Mesic bacchettava con durezza il capo dello stato Giorgio Napolitano, sul discorso delle foibe, dandogli lezioni di antifascismo, si scopre che lo zucchero dal sapore neonazista viene distribuito nei bar della vicina repubblica dell’ex Jugoslavia.
La denuncia arriva dal Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme diretto da Efraim Zuroff, che negli ultimi anni si è dedicato alla caccia dei criminali croati, responsabili dello sterminio degli ebrei al fianco del Terzo Reich. In Croazia sono in vendita delle bianche bustine da zucchero, per il caffè, con i lineamenti di Hitler stampati in blu. Baffetti e frangetta sono quelli del dittatore nazista. A fianco del Führer si leggono alcune frasi sconclusionate, che dovrebbero rappresentare una sorta di battuta o barzelletta sugli ebrei e la tragedia dell’Olocausto. Tradurle in italiano, soprattutto cercando di carpirne il senso è difficile, ma quella raffigurata nella fotografia che pubblichiamo suonerebbe circa così: «Hitler agli ebrei: Vi lascerò la lapide! Gli ebrei: Quale? Hitler: Di cemento armato!».
Le prime bustine sono circolate a Gospic, nell’entroterra dalmata dove si è combattuto duramente fra serbi e croati durante la guerra degli anni Novanta. Il Centro Wiesenthal, impegnato nella lotta contro l’antisemitismo, ha chiesto al governo croato di intervenire. Con un comunicato Zuroff ha espresso la «repulsione e il suo disgusto nel constatare che tale prodotto può essere fabbricato al giorno d'oggi in un Paese, dove non solo ha avuto luogo l'Olocausto, ma è stato perpetrato da collaboratori nazisti locali». Il riferimento è al regime ustascia di Ante Pavelic, alleato dei tedeschi e degli italiani, durante la Seconda guerra mondiale. Gli ustascia si accanirono soprattutto contro gli odiati cetnici, partigiani e civili serbi, che massacrarono a centinaia di migliaia in famigerati campi di concentramento come Jasenovac. Dei 40mila ebrei che vivevano in Croazia, almeno il 75% è stato sterminato.
Secondo Zuroff la vicenda delle bustine naziste è «l'espressione disgustosa di una nostalgia per il III Reich e per il periodo in cui numerosi ebrei, serbi e zingari vennero massacrati in una Croazia indipendente». Il centro Wiesenthal chiede che si applichi la legge in vigore contro l'incitamento all'odio religioso, etnico e razziale per far ritirare le bustine di zucchero dal mercato. La polizia croata su mandato della procura intanto ha aperto un’inchiesta.
La ditta «incriminata» è la Pinki di Pozeg, una cittadina nella parte orientale della Croazia. Il proprietario, Anita Ivanevic, ha deciso di non commentare. La contea di Pozega non è nuova a queste provocazioni. L’anno scorso la Croazia ha dovuto presentare le scuse a Israele per un pamphlet antisemita apparso sul portale ufficiale della contea. Inoltre il cimitero ebraico di Pozeg è stato devastato un anno fa. Nella cittadina erano apparsi manifesti dal seguente tenore: «Serbi ed ebrei fuori da Pozeg». Le associazioni dei veterani della Seconda guerra mondiale sono molto forti nella zona ed il Centro Wiesenthal sta dando la caccia a Milivoj Ašner, oggi cittadino austriaco ma di origine croata, accusato di crimini di guerra a Pozeg fra il 1941 e il ’42.
Croazia e Israele hanno allacciato piene relazioni diplomatiche solo sei anni fa, dopo le scuse per lo sterminio degli ebrei. Franjo Tudjman, il predecessore di Mesic, aveva sempre minimizzato, anche nei libri scritti di suo pugno, il ruolo dei croati nell’Olocausto. Le bustine di Hitler rischiano di riaprire ferite non del tutto rimarginate e dimostrano che la Croazia ha ancora un po’ di cammino da intraprendere se aspira ad entrare nell’Unione europea. In Dalmazia a ogni angolo di strada si trova una bancarella con magliette e sciarpe che ritraggono il generale Ante Gotovina, dietro le sbarre all’Aia con l’accusa di crimini di guerra compiuti contro i serbi durante il conflitto dei primi anni Novanta. Dopo una lunga latitanza è stato catturato nelle isole Canarie, ma in molti negozi dalmati campeggia la sua foto accanto ai simboli che ricordano gli ustascia.