Croazia, il presidente Mesic tuona di nuovo contro l'Italia

Mesic definisce "assolutamente inaccettabile" per la Croazia ogni ipotesi di discussione
sul trattato di pace del 1947 o di revisione degli accordi di Osimo. Lo sdegno di Prodi: "Un colpo basso contro di noi". Fini: "Così si allontanano dall'Europa". Intanto a Capodistria compaiono alcune scritte contro l'Italia

Roma - Non si placa la tensione fra Croazia e Italia. Il presidente croato, Stipe Mesic, ha insistito oggi, in un intervento alla radio, sulla polemica con il nostro paese nata dopo l'attacco al presidente Giorgio Napoliano sulla questione delle foibe. Mesic è tornato a definire "assolutamente inaccettabile" per la Croazia ogni ipotesi di "discussione sul trattato di pace del 1947 o di revisione degli accordi di Osimo".
Mesic lo ha dichiarato ricevendo l'ambasciatore degli Usa in Croazia, Robert Bradtke, senza riferirsi nuovamente al discorso di Napolitano sulle vittime delle foibe - da lui aspramente criticato ieri -, ma mantenendo comunque un durissimo atteggiamento verso l'Italia. E questo malgrado le repliche giunte da Roma (dove si è fatto notare tra l'altro come il Quirinale non avesse mai messo in discussione gli accordi di pace) e i tentativi odierni dello stesso governo Zagabria di stemperare i toni. Intanto la Croazia propone all'Italia di istituire una commissione congiunta italo-croata per fare luce sui crimini di guerra risalenti al periodo precedente al secondo conflitto mondiale, al periodo del conflitto e a quello successivo.

Prodi Dall'India il capo del governo Romano Prodi ha espresso il suo "sdegno" per la nota con cui Mesic aveva tacciato di "aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" il discorso del presidente della Repubblica sulle foibe e sul dramma degli esuli istriani, giuliani e dalmati. Il premier italiano ha bollato le parole di Mesic come "un colpo basso, quasi un colpo a sorpresa".

Marini Un minuto di silenzio all'apertura dei lavori a palazzo Madama. "È una tragedia troppo a lungo dimenticata ed è bene riconoscere che è stato commesso un grave errore, un'ingiustizia verso quelle italiane e quegli italiani vittime di un odio ideologico ed etnico costato migliaia di morti". Lo ha detto in apertura di seduta il presidente del Senato, Franco Marini, ricordando l'istituzione da parte del parlamento della giornata del ricordo dedicata alle foibe che permette di "fare memoria di una pagina terribile che ha sottolinato la storia del secolo scorso".

Visita di Craxi annullata Il sottosegretario agli Esteri Vittorio Craxi informa che su disposizione del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, è stata annullata la sua missione in Croazia prevista per domani.

Fini Secondo il leader di An Gianfranco Fini, "le parole di Mesic creano più di un problema in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea. Un Paese entra nell'Ue soprattutto se rispetta la verità storica - sostiene il leader di An - e credo che il presidente croato abbia fatto un clamoroso autogol. C'è un'indignazione non solo italiana, ma di tutti i Paesi Ue. Mesic ha usato espressioni da ultranazionalista sciovinista, non da capo di Stato di un Paese democratico".

Schifani "Dopo la contestazione all'ambasciatore croato delle inaccettabili parole del presidente Mesic, il ministro D'Alema dovrebbe cogliere l'occasione per aprire finalmente una pagina nuova e di verifica su tutti gli aspetti ancora oscuri legati al comunismo in Italia, resi più attuali dall' ulteriore scenario emerso ieri con la cattura di 15 presunti brigatisti. È necessario, in Croazia come in Italia, fare i conti con le ombre del proprio passato se si ha l'ambizione di voler costruire un futuro migliore per rendere l'Europa veramente una patria condivisa". Lo afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani.

Casini "È un gesto simbolico, un gesto che mi sembrava doveroso, anche se privatamente, omaggiare simbolicamente ancora una volta questi caduti". Così il leader dell'Udc Pierferdinando Casini durante la sua visita alla Foiba di Basovizza (Trieste) a due giorni dalle commemorazioni ufficiali del "Giorno del ricordo".

Illy "Quello che emerge - ha dichiarato il presidente della regione Friuli-Venezia Giulia - è un'assenza di una memoria condivisa di quella storia delle nostre terre. Dovremmo affidare il compito a tre storici - italiano, sloveno e croato - per una ricostruzione che poi venga condivisa innanzitutto a livello politico e poi da tutti i cittadini".

Unione degli Istriani "D'Alema ha fatto bene, credo che convocare l'ambasciatore croato dopo queste dichiarazioni di Mesic sia il minimo che un governo serio possa fare". Così Massimiliano Lacota, presidente dell'Unione degli istriani, commenta le dichiarazioni di Mesic. "Il problema della pacificazione non è mai stato affrontato in modo serio, perché - spiega Lacota - non c'erano i presupposti di conciliazione, perchè non c'è un minimo di ammissione, da parte dei governi sloveno e croato, delle responsabilità che hanno avuto nelle vicende delle foibe e dei beni abbandonati dagli esuli".

Slovenia, scritte contro l'Italia Sull'onda delle polemiche scatenate dalla celebrazione in Italia della "giornata del ricordo" per le vittime delle foibe e degli esuli giuliano dalmati, ieri a Capodistria (Koper), in Slovenia, sono apparse scritte anti italiane fuori due scuole della città. Si tratta della scuola elementare Pier Paolo Vergerio il giovane e del ginnasio italiano Gian Rinaldo Carli. Inoltre, stando a fonti di stampa, sono sate cancellate le dizioni italiane di alcuni cartelli che in Slovenia sono bilingue.

Castelli "Sulla politica estera - interviene il capogruppo della Lega al Senato, Roberto Castelli - non ne azzecchiamo una: prima la crisi con gli Stati Uniti, ora con la Croazia, non vorrei che D'Alema prima o poi volesse spezzare le reni alla Grecia. Al di là delle battute, la Croazia prenda atto serenemanete di quella che è stata una realtà storica incontrovertibile".