La Croazia restituirà agli esuli i beni confiscati da Tito

La Croazia restituirà i beni confiscati dal regime comunista di Tito ai legittimi proprietari, compresi gli esuli italiani. Una sentenza della Corte suprema di Zagabria ha cancellato le confische socialiste, anche per chi è oggi cittadino straniero. La svolta non riguarda la gran parte degli esuli già risarciti dallo Stato italiano, ma oltre un migliaio di istriani, fiumani e dalmati che hanno inoltrato una specifica richiesta prima del 2003. E non si tratta di ruderi o beni di scarso valore: stiamo parlando di alberghi, ex fabbriche e palazzi d’epoca.
«Finalmente! Questa sentenza l’attendevamo da anni. È sancito il diritto di avere indietro il bene nazionalizzato indipendentemente dalla cittadinanza. Zagabria ha bloccato tutte le problematiche legate agli esuli e ai beni abbandonati in attesa della decisione della Corte suprema», spiega al Giornale, Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri.
Il quotidiano croato Jutarnji List ha rivelato giovedì che la massima corte ha dato ragione a Zlata Ebenspanger, croata di origini ebraiche, oggi cittadina brasiliana. La donna si era rivolta nel 1997 al tribunale di Zagabria chiedendo la restituzione di un’intera palazzina nella capitale croata, che le era stata sottratta in seguito alla Seconda guerra mondiale. Tredici anni dopo la Corte suprema le ha reso giustizia aprendo la strada ad altri 4211 richiedenti.
Secondo i dati governativi, la parte del leone la fanno gli italiani con 1.034 richieste di restituzione. Seguono gli austriaci con 676, gli israeliani (175), i tedeschi (143), gli sloveni (114), gli americani (14).
Fra i richiedenti spiccano gli eredi della famiglia Luxardo, che fondarono il più antico stabilimento industriale di Zara, dove si distillava il famoso Maraschino. Il bene è stato rivendicato assieme a piantagioni e frutteti. Nella sola area di Spalato, città dalmata, sono 32 gli italiani che si sono fatti avanti. Gli eredi Lanzetta chiedono di riavere palazzo Milesi, una prestigiosa costruzione barocca. I coniugi Piero e Angela Polic puntano all’attuale albergo Park, che vale 20 milioni di euro. I discendenti dei Vuletic hanno fatto richiesta per una palazzina in pieno centro, che oggi ospita una libreria.
Nei casi in cui sia impossibile restituire il bene le autorità croate dovranno pensare a un adeguato risarcimento. «Ci auguriamo che la sentenza rimetta subito in moto il meccanismo delle restituzioni e che non sia necessario, come qualcuno dice, una legge ad hoc per evitare dubbi o interpretazioni difformi - spiega Mantica - Un iter del genere ci spaventa perché rischia di dilungarsi per altri due o tre anni». Secondo alcune stime, il totale delle richieste ammonterebbe a una valore di 138 milioni di euro, ma altre fonti indicano cifre superiori fra i 300 e i 500 milioni di euro.
Forte della notizia sulla sentenza l’Unione degli Istriani, una delle associazioni degli esuli è tornata alla carica con un’ulteriore lista di 1.411 beni abbandonati. «È un dossier che abbiamo preparato da un anno e mezzo - spiega al Giornale Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione - Si tratta di terreni con fabbricati, nell’entroterra istriano, né nazionalizzati né indennizzati».
Lacota ha già incontrato il consigliere politico del presidente croato Ivo Josipovic. «Ci sono due soluzioni per questi ulteriori beni - spiega il rappresentante degli esuli - O un accordo fra Roma e Zagabria, oppure i croati potrebbero riaprire per altri sei mesi le domande di restituzioni per le 1.411 proprietà».
Il sottosegretario Mantica assicura che a questo punto il governo italiano prenderà la palla al balzo. «La stessa legge croata prevede la possibilità di un accordo bilaterale - sottolinea il rappresentante del governo - che noi invochiamo per affrontare una volta per tutte la questione dei beni abbandonati dagli esuli italiani».
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