La Croazia rinnega Tito: «Come Hitler»

Tito correva sulla stessa scia di sangue di Adolf Hitler e aveva sulla coscienza oltre un milione di morti. La denuncia senza mezzi termini arriva dal pulpito di una chiesa croata pronunciata da un vescovo il giorno di Ferragosto. Monsignor Valter Zupan, al telefono con Il Giornale, conferma tutto pur lamentando che sulla stampa croata sia stato travisato e duramente attaccato. «La mia omelia era incentrata sull’insegnamento di Maria e sulla sua attualità – spiega il vescovo di Veglia –. A un certo punto ho fatto l’esempio contrario, di che cosa è accaduto a chi ha abbandonato Dio. Tempo fa avevo letto un elenco con al primo posto Stalin responsabile della morte di 40 milioni di persone, al quarto posto c’era Hitler con oltre 20 milioni, e al decimo posto il “nostro” Tito con 1 milione e 700mila per l’esattezza e poi veniva anche Ante Pavelic (il leader degli ustascia alleati al Terzo Reich, ndr) al dodicesimo posto. Ho solo detto la verità senza alcun intento politico».
Una verità che pesa ancora, soprattutto se pronunciata dal vescovo di Veglia, oggi un’isola croata, ma monsignor Zupan non è certo l’ultimo prete di campagna. Il quotidiano di Zagabria, Vecernji List, ha estrapolato le frasi più forti del sermone scatenando un’ondata di polemiche. Tito, ex dittatore e padre della Jugoslavia, era croato, ma le parole del vescovo sono rimbalzate fino a Belgrado, rilanciate da B92, la radio e la televisione serba diventata famosa per l’opposizione al regime di Slobodan Milosevic.
«La ferocia dei crimini comunisti eguaglia quella dei crimini compiuti nell’era di Hitler», ha detto monsignor Zupan, riferendosi non solo a Tito, durante il sermone dello scorso 15 agosto pronunciato davanti a centinaia di fedeli nella chiesa della Santissima Maria a Veglia. «Le statistiche – ha aggiunto il vescovo – dimostrano che il comunismo ha tolto la vita a 100 milioni di persone, mentre Hitler è responsabile di 20,9 milioni di morti. Stiamo parlando di esseri umani, non numeri». L’affondo di monsignor Zupan non si è fatto attendere: «Josip Broz Tito non è molto indietro (nella classifica dei crimini, ndr) con il milione e 129mila morti che ha causato». Il vescovo spiega a Il Giornale che nella sua omelia voleva «solo dimostrare che la parola di Dio ancora oggi è attuale. Non ho equiparato Hitler a Tito, ma non si può parlare soltanto delle colpe del nazismo e del fascismo lasciando da parte quello che succedeva dall’altra parte».
Sulla stampa croata gran parte dei politici ha condannato le parole del vescovo e gli ex partigiani hanno parlato di «oltraggio». Solo il portavoce del governo, Vlatko Macek, pur non volendo commentare il sermone, ha sottolineato che «fonti storiche» denunciano i crimini di Tito, «come le fosse comuni a Maribor (in Slovenia, ndr) dove vennero uccisi dozzine di soldati e civili». Si tratta in gran parte di ustascia croati, alleati dei nazisti, massacrati con le loro famiglie, dopo la resa. Le prime stime parlano di 60mila cadaveri, che rappresenterebbero la più grande fossa comune del dopoguerra in Europa.
«Attorno a Tito hanno creato un mito, ma la realtà era ben diversa. Ho detto che era sullo stesso percorso di sangue di Hitler – ricorda il vescovo –. Lo sanno gli italiani che sono scappati da queste isole, a remi, spellandosi le mani. Perché lo hanno fatto se era tutto idilliaco?». Il presule si riferisce all’esodo dei 350mila italiani dall’Istria e dalla Dalmazia, costretti alla fuga per la pulizia etnica titina. «Neppure oggi è facile parlare di Tito, sia in Croazia sia in Italia. Chi ha goduto dei benefici del suo regime è ancora molto attivo e i nostri giovani non credono a quello che è accaduto» sostiene il vescovo. L’elenco dal quale ha preso spunto per la parte contestata della sua omelia è uno studio storico occidentale pubblicato da una rivista di teologia francescana di Sarajevo. «Non penso che la cifra di oltre un milione di morti sulla coscienza di Tito sia distante dalla realtà. Ben venga che se ne parli nell’opinione pubblica croata. Forse servirà a rendersi conto anche dei crimini compiuti contro gli italiani con le foibe e l’esodo», dichiara Maurizio Tremul, presidente dell’esecutivo dell’Unione italiana, che raccoglie i «rimasti» in Slovenia e Croazia. Nonostante lo accusino di aver scritto poesie strappalacrime per Tito, quando era a scuola con i calzoni corti, anche gli esuli sono sulla stessa lunghezza d’onda. «Pieno appoggio dell’Unione degli istriani per il vescovo croato, che ha denunciato una verità», sottolinea Massimiliano Lacota, che guida una delle organizzazioni più dure della diaspora. «Tito ha compiuto incredibili massacri che non si potevano raccontare nel dopoguerra – spiega Renzo Codarin presidente della Federazione degli esuli –. Della tragedia che abbiamo provato sulla nostra pelle finalmente se ne parla liberamente anche in Croazia».
Fausto Biloslavo
ha collaborato
Eleuterio Tomassoni