Croccolo playboy (poco gentiluomo): "Io, l’amante di Marilyn Monroe"

L’attore, 81 anni, famoso per essere stato la spalla di Totò, sostiene in'intervista a <em>Tv Sorrisi e Canzoni</em> che la relazione durò tre mesi. E rivela: &quot;Lei aveva la cellulite&quot;

Marilyn Monroe riposa nel cimitero di Westwood Villane Memorial Park. Riposa? Si fa per dire. Da quel giorno maledetto, il 5 agosto 1962, hanno scritto, detto, insinuato molto, tanto, troppo su questa bellissima bionda colorata, fatale, sensuale, distrutta da una vita veloce e feroce, di amori e altro. Da oggi sappiamo che anche Carlo Croccolo, sì proprio lui, il doppiatore, il caratterista, il napoletano attore di film piccoli e grandi, da Totò in giù, il mancato medico, figlio di una professoressa di storia e filosofia, Carlo Croccolo, dunque, all’età di 81 anni, confessa, in un’intervista rilasciata a Tv Sorrisi e canzoni, di essere stato tra gli amanti di Marilyn, per tre mesi. Non ci possono essere smentite, nemmeno conferme, mancano i testimoni del tempo, manca soprattutto Lei, una donna sul corpo della quale gli uomini di tutto il mondo, isole comprese, hanno fantasticato, diciamo così, di giorno e di notte, prima di scatenarsi nello tsunami di basse insinuazioni. Mariti in dosi industriali, storie di sesso e di depressione, flirt presidenziali, il suicidio finale però ancora dubbio, ambiguo, l’abito di Emilio Pucci a rivestire le sue curve, ormai fredde nella bara, il fondo tinta, la parrucca bionda, il rimmel, insomma il trucco di Whitey Snyder, il suo personale visagiste, perché restasse immutata l’immagine, il fascino, anche nel loculo di Westwood Village. Poi il diluvio di fango, le voci, mille, sui suoi vizietti, le sue manie, la sua fragilità, la relazione con Joan Crawford addirittura svelata dallo psichiatra Ralph Greenson, la scoperta di un filmino pornografico che la vede protagonista attiva, venduto per un milione e mezzo di dollari dal collezionista Keya Morgan a un uomo di affari non ancora identificato, svergognata ogni giorno di più. Adesso ci pensa Carlo Croccolo, non tanto con la memoria di un amore che fu ma con i dettagli inutili, volgari, squallidi: «La conobbi per caso durante una festa a Los Angeles, attraverso Sammy Davis e l’entourage del presidente John Fitzgerald Kennedy. Io me ne stavo in disparte finché non ho visto lei. Abbiamo iniziato a parlare e poi è cominciata così come cominciano tante storie. Era stupenda anche se aveva un po’ di cellulite, quando è iniziata la nostra storia Norma (al battesimo Norma Jeane Baker in origine Mortenson) già prendeva eccitanti e beveva, il suo fisico aveva cominciato a risentirne, era appena uscita da una casa di cura e stava combattendo con una brutta depressione arrivata alla fine della storia con Yves Montand. Lui l’aveva trattata malissimo e lei aveva sofferto molto, come era accaduto anche con Arthur Miller, il suo terzo marito che era un mascalzone che la maltrattava e la picchiava. Per tutto il tempo che siamo stati insieme ho fatto di tutto per farla smettere, purtroppo non ci sono riuscito. Certo, non era facile fare il cavalier servente, nemmeno per una donna così straordinaria, ma era l’unico modo per stare insieme a Norma. Dovevi accettare tutto di lei, anche il fatto che, magari ubriaca, conosceva uno e spariva con lui per giorni. Io l’ho accettato finché, un giorno, non ce l’ho fatta più e sono fuggito».

Bene, tirato di conto, sappiamo oggi che Arthur Miller, oltre a essere stato un commediografo illustre era un mascalzone violento; sappiamo che Ivo Livi, in arte Yves Montand, aveva le mani e la lingua pesanti; sappiamo che Marilyn aveva la cellulite; sappiamo che Norma, la stessa persona, quando era ubriaca acciuffava e si portava a letto il primo che le passava davanti; sappiamo che girava film pornografici; sappiamo che durante una festa a Los Angeles si mise a parlare, ma non soltanto, con un trentacinquenne italiano. Per favore, un minuto, anzi un secolo, di silenzio.