La Croce Blu di Castelletto cerca una casa per non sparire

A Varsavia al Teatro dell'Opera il pubblico è in piedi, le autorità sono in piedi, aspettano che Krzysztof Penderecki, il più grande compositore polacco vivente, salga sul palco. Un pubblico proveniente da ogni parte del mondo è lì per il suo settantacinquesimo compleanno. Un coro di 120 elementi riempie il palcoscenico. Centocinquanta musicisti sono distribuiti tra la buca e i palchi laterali. Tutti in piedi, in silenzio, aspetteranno che il Maestro Penderecki raggiunga il podio e diriga la sua musica. Poi leggo del nostro Carlo Felice. Non ho parole. Siamo davvero in due mondi diversi. Uno, ad Est, dove serate come quella sono state conquistate nella fatica, nel pianto, nella rabbia, nella rivolta; ed uno ad Ovest, a Genova, dove forse era meglio fare dei campi da bocce accanto alla statua di Garibaldi. Che parole si possono trovare? L'S.O.S. era stato lanciato, i soccorsi sono arrivati, ma se la risposta, grottesca, è un nuovo sciopero, speriamo solo che l'agonia non sia lunga.
Forse la mia distanza da Genova non mi permette di leggere bene tutti i giornali, tanto più che il Comune ha dismesso la rassegna stampa web dal suo sito, l'unica cosa che mi sembrava funzionasse a Tursi, ma ciò che mi stupisce è non vedere grandi reazioni dal mondo della cultura. La portaerei affonda: corazzate e incrociatori che fanno?
Qui bisogna scegliere. Alzare le bandiere e capire da che parte si sta. E non intendo parte politica. Bisogna capire se la si vuole vedere affondare o no. A questo punto, dopo aver scritto che Di Benedetto non poteva incarnare tutti i mali del Carlo Felice e che questi non si sarebbero risolti con la sua andata via; dopo aver detto che Giuseppe Ferrazza era il nome migliore che si potesse avere a Genova come Commissario e che il commissariamento era necessario vista la situazione di stallo; ora grido che occorre avere il coraggio di far fuoco, di porre fine alla agonia del relitto. Si proceda in fretta allo scioglimento dell'Ente. Si riparta con basi completamente nuove.
Non solo vedo, questa, come l'unica soluzione ma, dirò di più, potrebbe essere una soluzione che anticipa quanto accadrà in molte città. O la lirica così come la prosa, saprà rinnovarsi, trovare un modo per avere costi più contenuti, per raggiungere davvero un nuovo pubblico, per adeguarsi ai tempi che sono cambiati, per non restare semplice rito di una borghesia di provincia o, quanto succede ora a Genova, accadrà in altri teatri che entreranno presto in una crisi irrisolvibile.
A Poznan, da dove oggi scrivo, è in corso il Convegno Mondiale sull'Ambiente; ieri sera, all'aperto, in un gigantesco palcoscenico a forma di globo terrestre, una giovane e brillante orchestra ha suonato le Quattro Stagioni. Il pubblico era in piazza, in piedi ad ascoltarli. Le dita del primo violino venivano restituite ingrandite dal maxi schermo. La temperatura era di due gradi. Ripenso alla nostra orchestra del Carlo Felice che, lo scorso anno, ha scioperato per qualche spiffero. Davvero, non ho parole: forse lo spettro della Siberia, scalda ancora cuore e dita ai musicisti dell'Est.
* regista