Crocerossine a El Alamein e non solo

Per la prima volta la grande battaglia di el Alamein è stata ricordata, nel 68° anniversario, in unione con l’opera svolta in guerra dalle Crocerossine volontarie. Per iniziativa di Giambattista Ponte, presidente del Lion Club Genova San Lorenzo, in quella che era la grande «sala delle grida» della vecchia Borsa, in piazza De Ferrari, un veterano di allora ha offerto una targa alle Crocerossine, presenti in forte numero.
In questi giorni di 68 anni or sono, nell’estremo sud dello schieramento italiano ad el Alamein, a ridosso del ciglione di el Qattara, il sergente paracadutista Lorenzo Traverso, classe 1921 capopezzo del cannone controcarro da 47/32 numero quattro, nel corso di un attacco di una formazione blindata britannica è stato investito in pieno da una granata. L’esplosione gli ha strappato una gamba ma il giovane, subito soccorso, ha potuto essere portato nell’ospedale di Tobruk, prima tappa di una via crucis durata quattro anni, con nove pesanti interventi chirurgici. Evacuato dall’ospedale di Tobruk e imbarcato su una nave ospedale, raggiunta al largo della costa egiziana, è stato portato prima all’ospedale di Napoli e infine, al termine di una catena di trasferimenti, all’ospedale di Verona. Traverso ha ricordato questo suo itinerario doloroso come un rapporto continuo con le crocerossine che via via si alternavano accanto al suo letto. Un racconto che ha emozionato e commosso l’uditorio della grande sala affollata. Ha ricordato che nel corso del suo primo soggiorno ospedaliero nazionale, a Napoli, dove era stato ricoverato dopo lo sbarco dalla nave ospedale, era in corso un pesante bombardamento aereo e tutti i feriti erano stati portati nei fondi dell’edificio ospedaliero, all’infuori di lui e dell’altro ferito grave che giaceva nel letto accanto, assolutamente intrasportabili. Una crocerossina, dopo aver partecipato all’evacuazione dei degenti nei fondi, è arrivata di corsa nella sua stanza, si è seduta tra i due letti, ha tenuto fermi due cuscini a protezione dei mutilati e, piangendo, è rimasta con loro fino alla fine dell’incursione, tremando sotto le deflagrazioni delle bombe che esplodevano in continuazione nei pressi dell’ospedale, scuotendone le pareti e fracassando i vetri delle finestre. È uno degli episodi evocati da Traverso, rivivendo le emozioni di allora.
Le infermiere volontarie della Croce Rossa hanno sovente pagato anche loro, come i soldati, con la vita il duro prezzo della guerra. Traverso ha ricordato la tomba di una crocerossina nel vecchio cimitero di Redipuglia, prima che venisse trasformato nell’attuale sacrario, quando sotto la croce cui era appeso il velo, c’era una targa con questa iscrizione: «Viva tra noi tu fosti – di carità l’ancella – morte tra noi ti colse – resta con noi sorella» - Indimenticata la fine della nave ospedale «Po», silurata dagli inglesi nel porto di Valona nel marzo 1941, che si è inabissata imprigionando tre crocerossine. Ancora in tempi recenti, Somalia 1991, la crocerossina uccisa mentre soccorreva i feriti nel posto di medicazione di Mogadiscio, accanto a villa Italia. Nel sacrario di el Alamein vi sono i resti di quasi cinquemila soldati italiani caduti e una sola donna, sconosciuta, sul cui sacello figura un’iscrizione suggestiva: «Infermiera Maria». Fuori dal sacrario, disperse nel deserto, non trovate e introvabili, le ossa di 38.000 caduti nella grande battaglia combattuta 68 anni or sono.
Nel corso della celebrazione genovese sono stati conferiti i brevetti alle Crocerossine diplomate dell’ultimo corso, alcune delle quali partiranno a breve scadenza per l’Irak e l’Afghanistan. A conclusione dell’evento, il sergente paracadutista Lorenzo Traverso ha offerto all’ispettrice regionale della Croce Rossa Nicoletta Nam, dedicata alle crocerossine volontarie di oggi nel ricordo delle crocerossine che l’hanno assistito nel suo lungo doloroso travaglio di allora, una targa d’argento con una sola parola: grazie.