Croci: «Ticket antismog a settembre In Montenapo esperimento riuscito»

(...) Oggi a Milano in un anno si supera per 150 volte la concentrazione di polveri nocive. La legge prevede un massimo di 35 giorni».
Cosa si può fare?
«Bisogna costruire metrò. Progetti costosi se si pensa che un tratto significativo di almeno sette fermate costa 500 milioni di euro. E per una linea di euro ce ne vogliono almeno un miliardo».
Solo una questione di soldi?
«Soprattutto oggi che il governo taglia i fondi e il Comune è costretto a cercare finanziamenti alternativi. Dobbiamo ottenere da Roma quelli per la linea 4 e il project financing per la 5».
Per vedere qualche risultato quanto ci vorrà?
«Almeno 5 anni. Intanto, però, vedremo i cantieri aperti»
Nel frattempo?
«Aumenteremo il trasporto in superficie».
Come?
«Maggiori frequenze dei mezzi nelle linee critiche. Per esempio quelle dei grandi assi che portano in centro e le circolari».
Altro?
«L’estensione della sosta a pagamento a tutta l’area dentro la circonvallazione esterna e anche fuori in alcune zone calde».
Lei ha dichiarato guerra agli automobilisti.
«È inconcepibile che a Milano la media di persone per auto sia appena 1,2. Non voglio né penalizzare né demonizzare, semplicemente disincentivare l’uso del mezzo privato e offrire un’appetibile alternativa in quello pubblico».
Un’impresa da titano.
«Voglio convincere i milanesi che trasformare la mobilità significa migliorare la qualità dell’ambiente e quindi della vita».
Il Comune di suo cosa ci metterà ancora?
«Aumenteremo del 30 per cento le corsie riservate, porteremo a 120 i chilometri di piste ciclabili, a 90 i punti di rifornimento per le auto elettriche. Potenzieremo il car sharing e il car pooling con i mobility manager delle aziende».
Tra i disincentivi c’è ovviamente il ticket. Ma allora quando si parte?
«A settembre».
Un altro costo per i milanesi.
«Pagherà solo chi inquina. In cambio chiederemo a Stato e Regione incentivi per chi cambia il mezzo. Una politica giusta chiede, ma anche dà».
Si è parlato di una fase di sperimentazione.
«Quando si fa un cambiamento così importante, bisogna essere pronti a tornare indietro se la cosa non funziona».
Lei non sembra così disposto.
«Credo sia un intervento da rendere assolutamente definitivo».
A proposito di esperimenti, il quadrilatero della moda a piedi ha scatenato molte polemiche.
«Non così tante. C’è a chi è piaciuto e a chi no».
A lei?
«Rispetto al solito caos, abbiamo offerto al mondo durante una settimana importante come quella della moda un’area molto più vivibile. Nella quale era bello passeggiare, ma anche comperare».
Non tutti i commercianti la pensano così.
«Qualche commerciante inizialmente è ostile ai cambiamenti. Ma poi tutti si rendono conto dei vantaggi».
Con qualche disagio per il traffico nelle vie limitrofe.
«Problemi molto contenuti. Sono stato costantemente in contatto con il comandante dei vigili».
Adesso che si fa? Si ripete?
«Cominciamo una fase di ascolto. Interpelleremo negozi, residenti, automobilisti e poi serenamente decideremo che fare. Insieme al sindaco e agli altri assessori».
Nel caso sarebbe un’isola ambientale permanente?
«Direi di sì. Ambientale e non pedonale, con l’accesso per i residenti e per talune categorie. Ma un’area dedicata allo shopping senza rumore e senza smog. Che c’è di male?».
A lei sembra tutto così semplice.
«È il frutto della strategia della Moratti. Per la prima volta traffico e ambiente sono stati assegnati a un solo assessore. Mi sembra chiaro cosa questo significhi».
Spieghi.
«Lo ripeto, trasformare la mobilità in città significa migliorare la qualità dell’ambiente. E quindi della vita».
È così difficile?
«In 5 anni dobbiamo diminuire del 30 per cento il numero dei veicoli che entrano in città. Ci vogliono atti coerenti e soprattutto coraggiosi. Noi abbiamo cominciato».