Crociata anti aborto, il Ferrara-day a Milano

Il giornalista: "Pratica che ha effetti devastanti e sconfina nell'eugenetica". Critici i Radicali: "E' una battaglia da baciapile"

Roma - Tre noci al giorno e tre titoli al giorno, questa la media. L’elefantino è a stecchetto, ma il suo profilo negli ultimi tempi compare un po’ dovunque: la dieta stretta non impedisce a Giuliano Ferrara di sostenere la sua ultima campagna con una vera bulimia presenzialista di tipo radicale. Durante la settimana ha intrecciato una corrispondenza con Walter Veltroni sulla sua proposta di una moratoria per l’aborto. Venerdì è spuntato a sorpresa in una riunione del comitato valori del Partito democratico, offrendone poi un ampio resoconto giornalistico sul Foglio. E oggi sarà a Milano assieme a Sandro Bondi al teatro Dal Verme per un incontro pubblico sull’interruzione di gravidanza.

Dunque, come ha titolato sabato il Foglio, «l’elefantino scende in campo». Per fare che? Il primo obiettivo dichiarato, e in parte già raggiunto, è quello di riaprire un dibattito sulla 194. «Non voglio toccare la legge - ha spiegato Ferrara -. Non voglio nessuna sanzione penale, nessun carcere per chi abortisce. Ma vorrei che uscissimo da questa indifferenza etica che accompagna il fenomeno, vorrei che il mondo si rendesse conto che siamo di fronte a una tragedia di proporzioni allucinanti e che ha ormai sconfinato nell’eugenetica».

E questo sarà anche il tema dell’incontro di oggi a Milano. Un dibattito sui valori, non un’iniziativa politica, come assicura pure Sandro Bondi. «Né io né Forza Italia abbiamo alcuna intenzione di chiedere una revisione della 194. Non mi è mai passato per la testa. È vero, abbiamo presentato una mozione in Parlamento. Però lo scopo non è di abrogare la legge. Noi puntiamo solo a migliorare il capitolo che riguarda la prevenzione, cioè quella sulla tutela della vita. Io di questo voglio discutere, anche con la sinistra. Insomma, bisogna separare la moratoria dalla discussione sulla 194». Quanto a Ferrara, insiste il coordinatore di Fi, «Giuliano ha sollevato una grande questione culturale che interpella la coscienza di tutti, laici e cattolici, credenti e no, destra e sinistra: ecco perché è andato alla commissione sul manifesti dei valori del Pd».

Una «questione» che, dopo le aperture di Walter Veltroni e Giuliano Amato, continua a trovare interesse negli esponenti della maggioranza. L’ultimo in ordine di tempo è Giuseppe Fioroni, per il quale «un dibattito senza paure o pregiudizi potrà renderci più consapevoli nella nostra libertà di decisione». Secondo il ministro per l’Istruzione «la legge 194 deve essere applicata in tutte le sue parti, fino in fondo, dando alle donne, che in qualunque caso non vanno colpevolizzate, la possibilità di decidere davvero, avendo anche l’opportunità di poter preferire la vita». No quindi «a scontri ideologici che sembrano scontri tra tifoserie», e sì a «scelte autonome e responsabili».

Ferrara si muove come un radicale? A Emma Bonino il paragone non piace per niente. «I radicali abitano qui, non certo al Foglio - dice -. A me questo dibattito proprio non mi appassiona, lo sento strumentale e falso. È una trappola. Parlare di aborto è un diversivo per non parlare d’altro, visto che i numeri per cambiare la 194 non ci sono e che ad attanagliare la vita delle persone non è la 194 ma le leggi che non ci sono, quelle per una morte dignitosa, per la ricerca scientifica, per il divorzio breve. Sono tanti i cantieri aperti ai quali questa classe politica baciapile non è capace di dare risposte».