La crociata contro l’Islam

Sono stato emigrante, come innumerevoli altri italiani, che nel dopoguerra ha cercato tranquillità e lavoro all’estero.
Mi sono deciso a scrivervi dopo aver visto la trasmissione televisiva «Punto e a capo» del 14 luglio 2005 dove si sono confrontati in un faccia a faccia gli onorevoli La Russa e Rizzo a proposito dei problemi derivanti dall’immigrazione clandestina, per portare la mia testimonianza su come era regolamentata la cosa quando io lasciai l’Italia, ripeto, nell’immediato dopoguerra, per andare in Australia.
In quegli anni non era possibile espatriare se non si era in possesso di un contratto di lavoro vistato dai rispettivi governi, quello dello Stato di appartenenza e quello dello Stato ospitante.
Prima della partenza si era sottoposti a più visite mediche ed io personalmente, se sono voluto partire, mi sono dovuto far sistemare la dentatura e una volta giunto a destinazione, prima di sbarcare, sono stato tenuto per un certo periodo in quarantena a scopo cautelare.
Vorrei pertanto ribadire all’onorevole Rizzo che la clandestinità di massa in quel tempo non esisteva e gli italiani che emigravano all’estero erano supercontrollati. Se credono, possono benissimo informarsi che la verità è questa.
La Spezia