La crociata della Lega per i semafori col giallo «a tempo»

Basta col rosso che scatta a tradimento e porta l'automobilista dritto al verbale di contravvenzione: chi attraversa un incrocio regolato da un semaforo ha il diritto di sapere quanto durerà il giallo prima dello stop e quindi di quanto tempo dispone per decidere se accelerare o fermarsi.
In attesa che il ministero delle Infrastrutture assuma una decisione definitiva in merito, dopo le innumerevoli polemiche dei mesi scorsi per le valanghe di multe elevate da non poche amministrazioni comunali grazie al famigerato T-red, è la Lega che in Parlamento sollecita una soluzione finale al problema, con una proposta di legge sottoscritta da 11 deputati del Carroccio e di cui è primo firmatario il leghista marchigiano Luca Paolini.
Il giallo «corto», in effetti, come sottolinea lo stesso Paolini, ha rappresentato un vero e proprio pozzo di San Patrizio per molti Comuni. A Como, qualche anno fa, un unico semaforo emise 896 multe in 8 giorni, per un totale di 130mila euro. Più recente il caso di Segrate, periferia di Milano: 4 incroci e 40mila multe in 7 mesi, per 4 sequestri e altrettanti avvisi di garanzia. E poi Illasi, in provincia di Verona: in un solo minuto ben 200 multe. E il semaforo non serviva a regolare un trafficato incrocio cittadino, ma era lungo una strada di campagna, sulle colline veronesi, tra vigneti e ville del Settecento.
Un malcostume che viene ricordato anche nella proposta di legge leghista: «le autorità locali, in alcuni casi oggetto anche di indagini giudiziarie, hanno utilizzato l'assoluta discrezionalità nella determinazione dei tempi di durata della luce gialla per «fare cassa», specie laddove i crocevia sono presidiati con apparecchiature elettroniche di rilevazione automatica delle infrazioni».