Il crocifisso non si appende perché mancano i chiodi

Francesco Gambaro

Il giallo è durato mezza giornata, ma ha tenuto in apprensione il personale scolastico di un intero quartiere. «Nelle scuole elementari di Cornigliano, dopo i lavori estivi di tinteggiatura, sono spariti i crocifissi».
Nicole Ayoub, gentilissima lettrice di origine egiziana, lancia un allarme, che di questi tempi non può certo passare inascoltato. Men che meno a Cornigliano, dove non tutti hanno ancora accettato il progetto della nuova moschea, che tra pochi mesi dovrebbe sorgere in via Coronata. «Ma il crocifisso non si tocca», su questo sono tutti d'accordo. Anche quelli che, in buona fede, lo hanno rimosso dalle pareti della scuola elementare «Camillo Sbarbaro». È successo quest'estate durante i lavori di imbiancatura della aule nel complesso scolastico di via Bordone. E fin qui, niente di strano.
L'inghippo è saltato fuori, con lo squillo della prima campanella. Perché in una delle due aule ripitturate della «Sbarbaro», il crocifisso è scomparso dai muri. Tanto è bastato per far scattare il panico. «Chi lo ha rubato?». «Dove è finito?». Domande legittime. Finché il mistero è stato provvidenzialmente risolto dal dirigente scolastico Luca Lenti, con la fattiva collaborazione di maestre e bidelli. «Il crocifisso è nel cassetto, purtroppo mancano i chiodi per riappenderlo», spiega il numero uno della scuola. Stessa sorte è toccata a poster e cartine geografiche, insomma non è proprio il caso di sollevare un affare di stato, sbotta il personale scolastico. Tanto più che nell'altra aula, fresca di pittura, il crocifisso è sempre al suo posto. Mentre in quella «sotto accusa», tutti i dubbi di discriminazioni etnico-religiose sono cancellati dalla presenza della Madonnina, attaccata alla parete. Per il dirigente scolastico può esserci anche un'altra spiegazione. «Durante i lavori dell'estate scorsa, alcune classi sono state trasferite e il crocifisso può essere rimasto nelle vecchie aule». Sarà. Il direttore scolastico della «Camillo Sbarbaro», che ingloba anche la «Don Bosco» di via Coronata e la «Domenico Ferrero» di via Cervetto, tiene a precisare che nella sua scuola «non ci sono problemi di integrazione, semmai di lingua, visto che abbiamo il trenta per cento di studenti stranieri». Il suo chiodo fisso.