Crocifisso a palazzo Marino, Forza Italia accende il dibattito su Facebook

Sul sito del capogruppo azzurro Giulio gallera si discute dell'opportunità di esporre la croce in aula. La richiesta era già stata avanzata nel 2002 e respinta perché la croce si trova già nel gonfalone del Comune insieme con sant'Ambrogio

Crocifisso a palazzo Marino sì o no? La Lega l'aveva proposto già nel 2002, ma allora l'ufficio di presidenza aveva respinto all'unanimità la proposta del Carroccio, in base alla motivazione che in aula il crocifisso è già presente, in quanto è scolpito nello scudo crociato di pietra ricamato sul gonfalone della Città e dipinto sullo sfondo del quadro che raffigura sant'Ambrogio, il patrono di Milano. Lo scudo crociato di pietra del Gonfalone è appunto uno stemma risalente alla prima crociata, quindi un crocifisso che si è imposto per il valore e il significato storico, prima che religioso. Il dibattito è però tornato d'attualità, tanto che Giulio Gallera, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, ha lanciato una specie di raccolta di opinioni su Facebook, il social network più diffuso su internet. «I simboli religiosi non si devono imporre» la tesi di Gallera, che si definisce liberale/Forza Italia, e aggiunge: «Credo che la laicità delle Istituzioni sia un valore importante e che la battaglia contro il fanatismo e l'integralismo religioso (soprattutto islamico) si debba combattere con i valori della nostra costituzione, e cioè la libertà, la tolleranza, il pluralismo e non contrapponendo all'integralismo islamico quello cattolico». E ancora: «La preghiera dei musulmani in piazza Duomo o in piazza Duca d'Aosta va condannata con forza ma dobbiamo avere fiducia nella forza della Libertà e della Democrazia». I suoi supporter sul web, per lo più di area liberal, non sono tutti d'accordo. Fabio Ronchi, per esempio, scrive: «Mi sembra che l'impostazione non sia corretta. Non sono certo un integralista, ma il crocifisso fa parte della nostra cultura e tradizione, ci piaccia o no. Perchè negarle? Secondo me, pur essendo un simbolo religioso, va oltre questa valenza e perciò va mantenuto ove già si trova e messo dove manca, come nel caso di una struttura pubblica». E c'è persino chi rievoca la rabbia e L'Orgoglio: «Oriana docet».