Crocifisso vietato, Bertone: "Si ribellino anche i non cristiani"

Il segretario di Stato Vaticano critica ancora la decisione dei giudici
Ue: "Siamo indignati per lo sfratto di Cristo. Non è solo un simbolo
della Chiesa&quot;. <a href="/interni/nel_mio_ufficio_croce_e_papa_e_via_foto_napolitano/08-11-2009/articolo-id=397317-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Il sindaco di Verona Tosi</strong></a>: &quot;Nel mio ufficio croce, Papa e via la foto di Napolitano&quot;

I difensori del crocifisso? «Noi». Un plurale che non ha solo a che fare con incenso e turìbolo. Perché quel Cristo in croce non è solo un’«esclusiva» dei cattolici, ma un richiamo alla fede che supera i confini della Chiesa.
«Speriamo che la reazione di un po’ tutto il mondo, non solo di quello cristiano, susciti una presa di coscienza e un senso di responsabilità anche nei giudici della Corte europea sui diritti dell’uomo», ha detto ieri il cardinale Tarcisio Bertone. Commentando la sentenza che «schioda» la croce dai muri delle aule scolastiche, il segretario di Stato Vaticano ha ricordato l’aspetto paradossale della posizione assunta dalla Corte europea: «Una decisione - quella dei giudici di Stasburgo - che vorrebbe affermare la libertà religiosa, ma che afferma invece la libertà di una persona contro la religione, contro il segno di una religione che vuole amore e accoglienza, non esclusione, e che afferma nel mondo intero convivenza pacifica e solidarietà universale».
Peccato che sul tema-crocifisso, ormai ci tocchi ascoltare di tutto; perfino uno come Pedro Almodóvar che ieri lo ha definito un «elemento pop». Il regista spagnolo - che, non a caso, ha firmato un film dal titolo, «La cattiva educazione» - precisa che nelle sue pellicole il crocifisso «è solo poco più di un elemento decorativo». «Decorativo», capito? Al pari di una zucca di Halloween. Zucche «vuote» per il cardinal Bertone che ieri a Torino per l’assemblea generale della Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), ha ricordato le sue esperienze personali: «Due giorni fa ho ricevuto il presidente del Kazakhstan, il quale mi ha dato una bella testimonianza sulla presenza delle opere della chiesa cattolica in quelle terre. Ebbene, loro non pensano affatto di togliere il crocifisso anche dalle sedi delle opere cattoliche».
Poi il pensiero del segretario di Stato Vaticano è andato proprio ai giudici europei che per il crocifisso hanno firmato una sorta di «decreto di sfratto»: «Speriamo che la reazione generale susciti una presa di coscienza e un senso di responsabilità anche da parte della Corte europea». Che però il suo verdetto lo ha già emanato e non sembra certo disposto a rimangiarselo.
Ma anche tra chi dovrebbe sposare senza alcuna remora la tesi del cardinal Bertone, ecco spuntare qualche «dissidente». È il caso del «solito» don Paolo Farinella, il parroco genovese noto per le sue posizioni polemiche contro la destra e i vertici della Chiesa cattolica: «Il crocifisso va tolto dalle scuole proprio per restituirlo al suo significato originale e sottrarlo alle strumentalizzazioni, dovrebbero essere gli stessi cattolici a volerlo».
Don Paolo - detto «il rosso» per le sue simpatie di sinistra - fa un ragionamento alternativo, forse anche troppo: «Il crocifisso è “scandaloso”, perché metterlo sul muro di una classe vuol dire ridurlo a mero simbolo di una cultura, snaturandolo completamente».
Di parere opposto il segretario de La Destra, Francesco Storace: «Al governo e soprattutto alla maggioranza rivolgiamo l’invito a tener ferma la barra della cultura nazionale. Non accetteremo mai la decisione dell’odiosa sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che ha definito la presenza del simbolo religioso come una violazione della libertà di coscienza».
Intanto quattromila crocifissi sono stati distribuiti ieri in piazza Irnerio, a Roma, mentre a Milano il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il presidente lombardo Roberto Formigoni, hanno firmato una petizione del Pdl per il ricorso contro la sentenza europea anti-crocifisso. La guerra di religione è solo all’inizio.