Crolla il ponte appena ristrutturato: auto nel Po

Cede un’arcata della struttura che collega Piacenza alla sponda
lombarda. Diversi mezzi finiscono in acqua: un ferito. Quest’inverno
erano stati fatti lavori di consolidamento. Gli abitanti: "Da mesi si
vedevano crepe"
(<strong><a href="/video.pic1?ID=piacenza_pienapo">video</a></strong>)

San Rocco al Porto (Lo) La pioggia e l’ondata di piena del Po hanno rischiato di fare una strage. Sono le 12.34 di ieri: la prima campata sul fiume Po dello storico ponte che collega la Lombardia con l'Emilia Romagna lungo la strada statale 9, nel Lodigiano, all’improvviso cede come un ramo spezzato. Si spacca in due, e si affloscia nell’acqua melmosa. In quel momento, all'altezza della golena di San Rocco al Porto stanno passando tre auto e un furgoncino: un Doblò Fiat, un'Alfa 159, una Fiat Punto e una Matiz Daewoo. Per le macchine è come scalare uno scivolo, le ruote pattinano, il freno a mano non basta: mezzi e conducenti precipitano nel fiume. Attimi di terrore. Il caso, e tanta buona sorte nella sfortuna limiteranno i danni: solo un paio di feriti, uno grave ma non in pericolo di vita. Quasi incolumi altri due automobilisti.
«È stato un cedimento della travatura reticolare di sostegno al manto stradale» è l’analisi tecnica del comandante dei vigili del fuoco di Lodi, Ugo D'Anna. Mentre il responsabile della protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, spiega che a cedere sarebbe stato «non un pilone, ma l’impalcato, ovvero la struttura dell’arcata che deve reggere il proprio peso e che la collega strutturalmente alle pile».
Come è potuto succedere? Secondo gli esperti dell’Anas la pioggia di questi ultimi giorni avrebbe minato la struttura. Spiegazione però forse semplicistica. Il nocciolo della questione sembra un altro: il cedimento potrebbe avere una connessione con i lavori di ristrutturazione a cui il ponte era stato sottoposto lo scorso anno. Il procuratore capo Giovanni Pescarzoli ha aperto un’inchiesta affidandola ai pm Delia Anibaldi e Paolo Filippini. Mentre lo stesso comandante dei pompieri di Piacenza, Giuseppe De Rossi, già punta l’indice: «Questo crollo non può essere stato causato dalla sola piena». Toccherà ora agli esperti e ai tecnici cercare le responsabilità.
Si sapeva del resto che quel ponte era «insicuro». Si era già tentato, infatti, di ristrutturarlo, negli anni '90. Poi, da due anni a questa parte, era scattato il divieto di transito per i camion e gli autoarticolati di peso superiore 75 quintali, divieto non sempre rispettato, peraltro. Poi ancora era scattata un'ulteriore fase di ristrutturazione sospesa lo scorso inverno, con lavori di manutenzione ordinaria tuttora in corso. E proprio su tutto questo si concentrerà l’inchiesta avviata dalla Procura di Lodi. Il perché l’opera si fosse fermata lo spiega il capo compartimento dell’Anas della Lombardia, Claudio De Lorenzo. «La struttura è interessata da lavori di consolidamento delle spalle e delle pile più ammalorate esistenti nel letto del fiume - spiega -. I lavori hanno un avanzamento pari al 60% e sono stati sospesi nel mese di novembre 2008 solo per motivazioni tecniche già previste, cioè a causa dell’impossibilità di lavorare in alveo per l’alto livello del fiume nei mesi invernali e primaverili».
Sorge il sospetto che quel ponte forse qualcuno avrebbe dovuto farlo chiudere. Lo confermano indirettamente molti abitanti della zona. Il loro è un coro: «Disastro annunciato» ripetono. Da mesi si erano aperte delle crepe, e ogni giorno si dilatavano». Ora anche l’Anas ha nominato una commissione d’indagine.