Crolla il potere d'acquisto dei salari

Gli stipendi dei lavoratori dipendenti anno dopo anno valgono sempre meno in termini di potere d'acquisto. Una perdita, costante, di oltre il 10% in cinque anni

Roma - Oltre il 10% in meno in cinque anni. La perdita del potere d’acquisto dei salari sta assumendo proporzioni sempre più evidenti. Le retribuzioni da lavoro dipendente, infatti, non tengono il passo dell’inflazione, almeno in termini reali. Su 13.000 euro annue, 1.000 euro nette per tredici mensilità, rispetto a dicembre 2006 si sono perse 250 euro l’anno, che diventano 1.395 rispetto al dicembre del 2002. È un’indagine che rielabora calcoli di Od&M su dati ufficiali Istat, a fare il punto, aggiornato al 31 dicembre, sull’andamento della capacità di spesa degli italiani che possono contare su un reddito fisso.

La perdita del potere d’acquisto è costante negli ultimi 5 anni, dall’introduzione dell’euro: -1,9% rispetto all’anno scorso, -3,8% rispetto al 2005, -5,8% sul 2004, -8% sul 2003, -10,7% sul 2002. In termini assoluti, in un anno la riduzione registrata è di 250 euro l’anno per chi guadagna 1.000 euro al mese, di 496 per chi ne guadagna 2.000, di 763 per chi ne guadagna 3.000, di 1048 per chi ha un reddito mensile netto di 5.000 euro.

Rispetto a cinque anni fa, chi guadagna 1.000 euro al mese, e quindi può contare su 13.000 euro l’anno, ha visto ridursi il proprio potere di acquisto di 1.395 euro; chi ne guadagna 2.000 (26.000) di 2.794 euro; su 3.000 euro mensili (39.000 l’anno) la perdita del potere di acquisto è stata pari a 4.187 euro; su 5.000 euro (65.000) di 6976.