Crolla il soffitto del liceo: muore a 17 anni

Dramma in un liceo  a Rivoli, nel Torinese: la vittima, Vito Scafidi, 17 anni, travolto durante l’intervallo. Quattro i feriti gravi. Il pm Guariniello apre un'inchiesta. Il ministro Gelmini: &quot;Verificheremo le responsabilità&quot;. <a href="/a.pic1?ID=308213" target="_blank"><strong>Vito, la &quot;faccia d'angelo&quot; che tifava per Del Piero
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La porta che sbatte all'improvviso per il forte vento che da due giorni imperversa. Poi la finestra che si schianta. Infine quel boato che annuncia la tragedia. Liceo scientifico Charles Darwin a Rivoli, vecchia e bella scuola sulla collina Morenica, circondata da un parco secolare dove nella notte il vento aveva anche abbattuto un albero. Ore 10, il primo intervallo è finito. Gli studenti stanno tornando alla spicciolata in classe.
In IV G, al secondo piano, i ragazzi sono quasi tutti ai loro posto. Prima un sussulto per lo sbattere della porta poi il colpo sordo e il soffitto che crolla e si schianta sul pavimento travolgendo banchi, sedie e studenti. Passano lunghi e interminabili istanti prima che si riesca a mettere a fuoco quanto è accaduto. Alcuni corrono fuori nei corridoi, hanno il viso sporco di polvere bianca e calcinacci nei capelli. Gridano e gli occhi lacrimano. Pensano al terremoto. Arrivano altri studenti, i professori.
A quel punto il dramma si manifesta tra la nebbia della polvere: schiacciato dal soffitto e sotto il peso di un grosso tubo di ghisa giace inerme il corpo di uno studente, altri due ragazzi sono sdraiati immobili a pochi centimetri. Atterriti dal dolore e dalla paura. Altri ancora sono feriti, hanno graffi sul voto, sulle mani, qualcuno ha i vestiti strappati. La vittima si chiama Vito Scafidi, ha 17 anni. È morto. Accanto a lui il suo migliore amico Andrea Macrì, semincosciente. E c'è anche Federica A., che non riesce a muoversi. A quel punto è un susseguirsi frenetico di telefonate e di tentativi di tenere lontani gli studenti che ancora non hanno capito che cosa è successo. Gli verrà spiegato tutto più tardi.
Adesso è l'ora dei soccorsi. Arrivano le ambulanze. Per Vito Schifani non c'è niente da fare. Un telo bianco cerca di mitigare l'immagine della tragedia. Un morto e 17 feriti è il bilancio finale. Di questi due hanno lesioni gravi. Andrea e Federica vengono portati d'urgenza al Cto. Hanno un fisico forte, sono giovani. Ce la faranno. Federica ha riportato la frattura di una vertebra e i medici dicono che per guarire ci vorranno novanta giorni. Per Andrea la situazione è più complicata. Anche lui ha una vertebra rotta, ma l'osso è andato a comprimere il midollo osseo. Poche ore dopo viene portato in sala operatoria. Quattro ore sotto i ferri e nessuna certezza. I medici sono cauti ma non nascondono il rischio concreto di una paralisi completa. A Rivoli, al liceo è una processione di curiosi, di politici, di studenti, di genitori, cittadini che vogliono sapere. Vogliono capire come sia possibile che in una scuola crolli un soffitto e un ragazzo muoia. Strazia il pianto della madre di Vito che viene sorretta dai parenti. Si sfoga la zia della vittima: «È' uno schifo. Le scuole fanno schifo. Al Nord come al Sud. Non si può morire così». Ore dodici. Sul posto arriva il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Passo svelto, nessuno commenta. Si infila nell'istituto e vuole subito esaminare quella che altro non è che una scena del crimine. A terra ci sono i calcinacci, il controsoffitto di cemento. È quello che ha ceduto. C'è anche un grosso tubo di ghisa e ci sono i tiranti che penzolano dal soffitto. Il tubo risale agli anni Trenta. È inattivo.
In sostanza non serve a nulla, ma non è stato rimosso quando è stata fatta la controsoffittatura. È stato semplicemente celato allo sguardo. Il tubo, a quanto pare, era attaccato con dei tiranti. Sarebbero stati proprio questi a cedere. Il resto è stato un effetto domino: il tubo si schianta contro il soffitto e lo sfonda cadendo in testa agli studenti. La Procura ha aperto un'inchiesta per omicidio e disastro colposo e ha disposto una perizia. A incuriosire il magistrato il fatto che le finestre fossero aperte. La Procura sta prendendo in considerazione la possibilità che i tiranti, divorati dalla ruggine, abbiano ceduto sotto una forte sollecitazione dovuta alle vibrazioni, create dagli studenti con il loro camminare e correre nei corridoi nell'ora dell'intervallo, dal forte vento che ha fatto sbattere porte e finestre e magari complice anche l'umidità. Un mix che però avrebbe effetto solo una struttura fragile. Elementi che verranno chiariti dagli esperti. In tarda mattinata arriva anche il ministro Maria Stella Gelmini, poco dopo incontra i genitori della vittima: «È stato un momento toccante», ha detto il ministro dopo il colloquio.