«Crolla il trasporto aereo e le perdite raddoppiano»

Peggiora drammaticamente l’andamento del trasporto aereo mondiale, tanto che la Iata - l’associazione che riunisce le maggiori 230 compagnie mondiali e che offre i suoi servizi ad altre 300 - rivede le previsioni per il 2009: le perdite stimate oggi saranno di 4,7 miliardi di dollari (3,4 miliardi di euro), quando solo a dicembre erano stimate in 2,5 miliardi di dollari (1,8 in euro). Caleranno i ricavi complessivi, da 530 miliardi a 460: «Da sessant’anni a questa parte non si vedeva una situazione così difficile - osserva Giovanni Bisignani, direttore generale della Iata -. Oggi i ricavi diminuiscono del 13%, dopo l’11 settembre calarono della metà. Ci vorranno almeno quattro anni per recuperare i livelli precedenti alla crisi: dopo l’attentato alle Torri bastarono tre mesi, dopo la Sars quattro mesi».
Quali sono le cause?
«Il crollo dei passeggeri e delle merci. In gennaio abbiamo registrato un calo del 23% nel cargo, in tutto il mondo, con punte del 28% in quelle che noi chiamiamo “le tre stelle”, Giappone, India e Cina. Complessivamente nel 2009 registreremo un calo del 5,7% di passeggeri e del 13% nelle merci».
Le merci sono un termometro anche per interpretare la crisi economica.
«È vero. Il 37% delle merci mondiali, in valore, viaggia in aereo; si tratta dei prodotti a maggior valore aggiunto. Si capirà che il peggio è passato quando i numeri del cargo, che rappresentano il meglio dell’interscambio mondiale, cominceranno a migliorare. Per ora stanno ancora peggiorando».
Almeno il petrolio è a buon mercato.
«È l’unica notizia positiva per bilanciare un po’ questa situazione. La bolletta petrolifera è stata di 168 miliardi di dollari nel 2008, ci aspettiamo che nel 2009 scenda a 116; noi stimiamo un prezzo medio del barile a 50 dollari».
Ma non è sufficiente.
«No. Sta crollando anche la parte di passeggeri più pregiata, quella business: in gennaio c’è stato un calo complessivo del 16%, peggio è andata in Asia, meno 22%. Il cliente business è quello che più contribuisce ai bilanci».
Anche questo è un termometro.
«Sì, e la situazione finanziaria delle singole compagnie è debole: sui 460 miliardi di ricavi, il sistema oggi ha 170 miliardi di debiti».
Quante chiusure avete registrato?
«Negli ultimi 12 mesi hanno chiuso 40 compagnie nel mondo, rappresentative di un 1-2% di traffico. Il problema oggi è che tanti vettori in crisi possono non trovare le risorse necessarie per ristrutturarsi».
Che cosa deve fare una compagnia per affrontare una situazione come questa? Meglio essere grandi o piccoli?
«Meglio essere efficienti, indipendentemente dalla dimensione. Una compagnia dev’essere in grado di adeguare rapidamente l’offerta alla domanda, deve saper tagliare la flotta. E qui è avvantaggiato chi ha gli aerei di proprietà, perché chi li ha in leasing deve continuare a pagare il canone anche se l’aereo non vola».