Crollano euro e petrolio: più vantaggi o danni?

I tempi di Supereuro e del petrolio alle stelle sembrano lontani anni luce. Oggi, dopo il «venerdì nero» che, a 59 anni esatti di distanza, ha rievocato gli spettri del ’29, l’euro viaggia sui minimi da due anni nei confronti del dollaro e ha toccato il valore più basso da sei anni verso lo yen. Anche i prezzi del petrolio continuano ad andare a picco e nemmeno le aggressive strette ai rubinetti annunciate dal cartello degli esportatori, l’Opec, sono riuscite a fermarlo: riuniti a Vienna, i Signori del petrolio hanno deciso di ridurre l’offerta, da novembre, per un milione e mezzo di barili al giorno. Per tutta risposta il greggio è ulteriormente crollato, con un minimo sotto i 64 dollari sul mercato di New York e poco sopra quota 60 a Londra, dove si scambia il Brent del Mare del Nord. Lo scorso luglio, al culmine dell’ultimo rally rialzista, il barile aveva superato quota 147 dollari. Il quadro è chiaro: la paura della recessione globale pesa più dei tagli alla produzione. Ma insieme ad Altroconsumo vediamo quali effetti dobbiamo aspettarci per l’economia italiana e per le tasche dei cittadini Dalle esportazioni al turismo, dal prezzo della benzina a quello dell’abbigliamento, ecco il decalogo dei cambiamenti - alcuni positivi, altri negativi - in vista.