Crollano i bond: per i listini Parigi ha già perso la tripla A

La crisi del debito pubblico divampa come un incendio in tutta Europa: Parigi e Madrid registrano spread record e spingono in ribasso le Borse europee. E anche Belgio, Olanda e Austria non appaiono immuni dal contagio.
Mentre il caso Italia passa quasi in secondo piano, rispetto ai malati più gravi, come la Spagna, che a pochi giorni dalle elezioni ha registrato valori da allarme rosso ad un’asta di titoli di Stato: non solo non è stato collocato per intero l’importo massimo offerto, pari a 4 miliardi, ma i rendimenti hanno superato quella soglia del 7% che spinse Portogallo, Grecia e Irlanda a chiedere aiuti. Eventualità che il ministro delle Finanze del governo uscente, Elena Salgado, ha frettolosamente smentito: il Paese non ha bisogno di aiuti, ha detto, e il debito pubblico spagnolo è «perfettamente sostenibile». Parole che però suonano poco convincenti, mentre lo spread tra Bonos e Bund è arrivato a sfiorare i 500 punti base, il record dell’era euro.
E la spirale dei rendimenti sta risucchiando sempre più rapidamente anche la seconda economia d’Europa. Lo spread tra gli Oat - i decennali francesi - e i titoli di Stato tedeschi ha superato 200 punti base, per la prima volta dall’entrata in vigore dell’euro. Parigi vede ormai più che traballante il prestigioso rating di tripla A sul sui debito, che i mercati, di fatto, già non le riconoscono più.
Un rischio che spinge l’Eliseo ad appoggiare la richiesta statunitense di una Bce che agisca da creditore di emergenza come la Federal Reserve americana, entrando quindi in rotta di collisione con la Germania. Tanto che, secondo alcune indiscrezioni, lo stesso Nicolas Sarkozy ha telefonato ad Angela Merkel, insistendo affinchè la Banca centrale faccia ricorso in pieno a tutti i suoi mezzi per contrastare la speculazione. Tutti i Paesi, tranne la Germania, stanno boccheggiando in zona euro, avrebbe detto il presidente francese: la Bce deve essere flessibile e intervenire in maniera più energica,direttamente o indirettamente, a costo di uscire dal suo mandato istituzionale. La cancelliera, però, continua a non voler cedere e ha ribattuto che la soluzione potrà essere solo politica. Sembra sul punto di saltare, dunque, l’asse anticrisi tra le prime due economie di Eurolandia, che fino a ieri sembrava indistruttibile. D’altra parte, Sarkozy è in una posizione difficile: da gennaio la campagna elettorale entrerà nel vivo e inevitabilmente la crisi e le sue conseguenze la faranno da protagonista. Il presidente ha già anticipato al suo staff l’intenzione di presentarsi ai francesi, con l’abituale formula della diretta tv, per tranquillizzarli sull’euro e - probabilmente- riferire delle sue pressioni sulla Germania affinchè accetti di intervenire sulla Bce.
Anche il premier spagnolo uscente, Josè Luis Rodrìguez Zapatero, ha sollecitato Ue e Bce a trovare una soluzione immediata alla crisi del debito della zona euro. «Serve un governo europeo che prenda decisioni valide per tutti», ha affermato Zapatero, aggiungendo che «c’è bisogno di una Banca centrale europea con pieni poteri per difendere la moneta comune e i Paesi che la utilizzano».