Crollano le trincee di Raitre E Maroni «viene via» con Fazio

RomaVincono Masi e Maroni (e la battagliera consigliera leghista in Cda, Giovanna Bianchi Clerici), pareggia Ruffini e perde sonoramente il terzetto creativo Saviano-Fazio-Mazzetti. Dopo lunghe riunioni e tesi faccia a faccia tra il direttore generale e il capo di Raitre, fagocitato dagli autori di Vieni via con me, si è risolto un impiccio che stava diventando un bomba per l’azienda. In Ruffini ha prevalso lo spirito aziendalista (ma anche il timore di finire asserragliato...), e alla fine ha conciliato sull’invito «fisico» al ministro, senza video o testi precotti da leggere in diretta, contentino che Maroni ha respinto da subito. Ma la soluzione non è stata facile per niente, e il motivo è tutto nella testa degli autori del programma. Sia Fazio che Saviano, infatti, hanno alzato un muro di cinta, dal primo all’ultimo momento, contro l’ipotesi di offrire una replica al leghista. E questo sia per la presunzione autoriale di aver creato un meccanismo perfetto, sia per non darla vinta alla Lega, sia per la particolare funzione di Saviano all’interno del format. Che è quella del «monologhista», del vate della sapienza antimafiosa, i cui incantesimi affabulatori vanno ascoltati con reverenza ma non disturbati da visioni diverse.
Ruffini è stato così stretto in una tenaglia, tra l’efficace lavoro ai fianchi di Masi e il niet degli autori. La formula trovata, quella cioè di affidare a Maroni lo spazio per una «lista», porta comunque i segni di un compromesso. Il ministro avrebbe preferito infatti replicare, con una sorta di contraddittorio, al racconto savianesco sulla mafia al Nord. Ma Saviano di contraddittorio non vuole sentirne parlare, e tantomeno Fazio. Così alla fine Maroni è invitato a raccontare, come prima Bersani, Vendola (a cui il vicepresidente della Lombardia, Andrea Gibelli della Lega, propone di chiedere i danni per le accuse alla sua regione definita «più mafiosa d’Italia») e Fini, una sua lista di valori, compromesso che salva Ruffini dall’accusa di tradimento dalla fazione «fazista» sia la direzione generale e la presidenza Rai (Garimberti aveva auspicato, seppur flebilmente, un invito a Maroni, ma il presidente non ha avuto gran ruolo pratico nella trattativa condotta da Masi. Un po’ come Zavoli, che pure ora si felicita). «Evviva», dice il consigliere di sinistra Rizzo Nervo, «è stata saggia la nostra opposizione in Cda». Ma quale saggezza, gli replica Verro, consigliere di centrodestra, «la conclusione va nel senso dell’ordine del giorno» presentato dalla maggioranza. E in effetti è proprio così.
L’esito, per quanto compromissiorio, tuttavia soddisfa pienamente il ministro, che in effetti ha raccolto tutti i punti disponibili sul tavolo da gioco, incassando nel frattempo presenze in altri tre programmi Rai (In mezz’ora, Porta a porta, L’Ultima parola) oltre a Matrix, e alla fine anche nel teatro tv di Fazio. «Mi sembra la soluzione più ragionevole e sono soddisfatto di questa disponibilità» ha detto Maroni. La lista? «La preparerò». Un’ipotesi accreditata è che l’elenco maroniano ruoti attorno ai numeri ottenuti nella lotta alla mafia: i superlatitanti catturati (29), i beni sequestrati (oltre 35mila per un valore di quasi 18 miliardi di euro), i mafiosi arrestati (6.700). Ma possono esserci sorprese. Per esempio, un abbraccio a scena aperta tra Maroni e Saviano, per saldare mediaticamente il fronte anti-mafia. Sarebbe il coronamento del capolavoro comunicativo di Maroni, che non vuole certo arruolare Saviano tra i nemici, anzi. Però c’è una coda al caso. Ora anche Casini pretende una replica sulla questione eutanasia, trattata unilateralmente da Saviano-Fazio. Sarà colpa del titolo, Vieni via con me. Vogliono andarci tutti via con loro.