«Crollata la tesi tutti colpevoli, nessun colpevole»

Moggi non si aspettava che il giudice Teresa Casoria, accogliendo le richieste del pm Capuano, lo condannasse a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Non si aspettava soprattutto, e i suoi sodali con lui, che confermasse l’impianto accusatorio e lo ritenesse quindi colpevole per «promozione dell’associazione a delinquere». Erano convinti Lucianone, i suoi avvocati e i suoi consulenti, di uscire dal guado grazie alle “nuove” intercettazioni portate all’esame dei giudici, tutte donne per inciso. A sentenza consumata si sono resi conto di aver sbagliato comportamento. E non solo perché dallo sbobinamento di migliaia e migliaia di telefonate non è emersa la cosiddetta madre di tutte le intercettazioni, quella che avrebbe dovuto scagionare del tutto o in parte l’ex dg della Juventus. La strategia difensiva, portata avanti con clamore, s’è rivelata vincente sui media, ma non ha ottenuto lo scopo principale di far cadere l’associazione a delinquere e ha probabilmente indispettito i giudici per il tentativo di cambiare le carte in tavola al processo. E’ servita, questo sì, ad allargare il campo dei presunti colpevoli, e del nuovo materiale ha fatto largo uso il procuratore federale Palazzi. Sul piano penale però l’operazione non ha prodotto alcunché di positivo. L’assioma “tutti colpevoli, nessuno colpevole” - almeno per ora - non ha funzionato.
La pesantissima sentenza, in attesa dei successivi gradi di giudizio in Appello e magari Cassazione, non può sorprendere più di tanto perché ricalca quella comminata ad Antonio Giraudo. A suo tempo l’ex ad della Juventus fu condannato a 3 anni di reclusione con il rito abbreviato che comporta lo sconto di un terzo della pena. Fate pure i calcoli. Nel corso d’un intervento a Mediaset Premium, l’ex pm Narducci, passato armi e bagagli alla corte del sindaco napoletano De Magistris, è stato durissimo con gli imputati: «E' stata spazzata via la più grande operazione di mistificazione prodotta in questo paese. Di colpo si è dissolto tutto, ed è stata annientata anche l'operazione spazzatura. La sentenza accoglie in pieno la nostra impostazione e stabilisce che quella che operò in quel periodo era un'associazione per delinquere e che quello era un calcio sporco e malato. Hanno contato i fatti che noi abbiamo dimostrato. E questo ha permesso di superare ogni operazione che cercava di allontanare la verità». Severo anche il giudizio sulla linea difensiva: «Tutti colpevoli nessun colpevole? Nel calcio in quegli anni ci sono stati tantissimi comportamenti che hanno violato il codice deontologico. Gli imputati non hanno provato a dimostrare la loro innocenza, ma la colpevolezza di tutti». E poi, alla domanda sul perché i pm non hanno preso in esame alcune intercettazioni, Narducci ha rilasciato una dichiarazione che sicuramente fa felice il presidente dell’Inter, Moratti: «Non esistono intercettazioni che hanno lo stesso valore probatorio dei colloqui che sono stati intercettati degli attuali imputati. Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato con i designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E' diverso».
Già che c’era l’ex pm ha bacchettato anche il mondo della comunicazione per l’enfasi con cui alcuni media avrebbero sposato le tesi di Moggi.
La sentenza di Napoli rafforza quella sportiva di cinque anni fa che pure era apparsa frettolosa e non aveva potuto basarsi su tutte le intercettazioni. Ma la Juventus non può continuare a definire «giustizia sommaria» i verdetti sportivi per il fatto di essere stata pienamente assolta dalle accuse di responsabilità civile. La responsabilità oggettiva e diretta, legata ai comportamenti di Moggi e Giraudo, non può essere cancellata. È il fondamento su cui si regge il diritto sportivo. Sarebbe preferibile se Andrea Agnelli, uomo di grande valore, guardasse al presente e al futuro piuttosto che al passato. Suo padre Umberto e suo zio Giovanni farebbero così.