Crolli al tribunale: «Pericoli per le persone»

Al terzo piano del palazzo di Giustizia, l’ufficio avvocati espone un cartello: «Chiuso per inagibilità». Nonostante l’avviso, nelle stanze si lavora. Tra fatalismo e necessità, si aspetta che vengano presi provvedimenti. Perché la situazione è critica. I cedimenti strutturali che hanno colpito il tribunale nelle ultime settimane sono solo la punta dell’iceberg. La sicurezza è a rischio. Così, ieri, il presidente della corte d’Appello Giuseppe Grechi ha disposto la chiusura delle aree pericolose. Il tutto, dopo il deposito di una perizia. A firmarla è Franco Mola, ingegnere e docente al Politecnico nel dipartimento di ingegneria strutturale. Poche luci («Il fissaggio delle lastre di marmo garantisce un affidabile livello di sicurezza») e molte, preoccupate ombre.
La consulenza è stata depositata due giorni fa. Spiega Mola che «quanto è avvenuto nel mese di giugno (un controsoffitto crollato, ndr) interessa parti portanti dell’edificio, in particolare i solai, cosicché specifiche indagini e controlli diventano obbligatori».
«Il manifestarsi del distacco di fondi di laterizio in un impalcato - prosegue la perizia - costituisce un fatto di estrema pericolosità», perché «la massa di materiale che si distacca, in genere senza preavviso, può generare danni gravi alle persone e alle cose». Serve, quindi, un intervento urgente. «Un simile evento - sottolinea ancora Mola - deve pertanto condurre immediatamente alla messa in atto di prescrizioni che siano in grado di eliminare i rischi connessi al suo eventuale ripetersi».
Lo stato di degrado della struttura, prosegue ancora l’ingegnere, è da ricondurre alle «fenditure verificatesi nel manto di copertura». Inoltre, «il solaio è stato oggetto di marcate infiltrazioni di acqua che hanno generato forte degrado dei materiali». E «in particolare, l’acciaio di armatura appare fortemente corroso e il laterizio presenta segni di avanzato degrado». Ancora, «va osservato che il riempimento delle nervature di calcestruzzo non è correttamente eseguito, cosicché le armature appaiono scoperte in larghi tratti». Un quadro non esattamente rassicurante. A rischio, dunque, il solaio di copertura degli uffici al terzo piano del Palazzo (lungo due corridoi), e l’atrio adiacente. Una «struttura caratterizzata da peso significativo, il cui collasso darebbe luogo a gravi danni».
Il perito, in conclusione, invita a «un controllo generalizzato e puntuale di tutte le superfici di solaio esistenti», allo «sgombero immediato e all’interdizione alle persone dei locali posti sotto il solaio sul lato del cortile», e «all’allestimento di un ponteggio coperto che sia in grado di offrire un passaggio sicuro alle persone, proteggendole da possibili cadute o distacchi di fondi di laterizio». «Decisioni che devono essere immediate» per «assicurare l’incolumità delle persone», è la conclusione. E così, proprio ieri, il presidente Grechi ha firmato l’interdizione delle aree indicate dalla consulenza come «a rischio».