Crollo Champions: tre partite, tre rovesci. L’Italia senza fosforo scivola sempre più

Tre su tre. Tre sconfitte, tutte in casa, delle italiane in Champions. Ci siamo fatti riconoscere in Europa, otto mesi dopo l’impresa della nazionale azzurra di fronte al mondo. Là ci fu la resa per meriti di Slovacchia, Nuova Zelanda, Paraguay, avesse detto, qui l’alibi dei grandi club sostiene che però il Bayern, però il Tottenham, però lo Shakhtar di Donetsk, insomma hanno la loro importanza e poi nella partita di ritorno vedrete, le cose cambieranno, come il risultato. Sarà ma le chiacchiere stanno a zero, come le vittorie, nel girone di avvio tutte e tre le nostre squadre erano riuscite nell’impresa di piazzarsi al secondo posto: direte voi, del Real Madrid per il Milan (1 punto negli scontri diretti per i rossoneri), del Bayern per la Roma (3 punti per i giallorossi ma eventualmente eliminati dal conteggio dei gol nel confronto diretto) idem per l’Inter con il Tottenham (3 punti ma fuori da eventuale conteggio dei gol). Non solo, ma Inter e Milan infilati da inglesi e tedeschi all’ultima occasione, nella zona Cesarini delle italiane, quando anche lo 0-0 sarebbe stato prezioso...
Dunque dove sta la novità? L’Italia continua a scivolare, l’Europa viaggia a velocità differente, il mondiale sudafricano ha piazzato tre nazionali del vecchio continente tra le prime quattro ma il nostro football, la sua qualità, non soltanto l’organizzazione, ha smarrito la propria storica identità e le qualità che lo hanno portato a raggiungere il censo riconosciuto. Prevedo la facile opposizione: l’Inter ha dominato la scena internazionale dell’ultima stagione ma qualcuno può sostenere che l’Inter sia l’espressione più verace del calcio italiano?
Esiste una verità oggettiva difficile da smontare: il nostro football ha inseguito il muscolo trascurando il fosforo; il Milan rivisto e corretto non ha più il talento che potevano garantirgli Pirlo e Seedorf in età più fresca, Van Bommel e Flamini o Gattuso e Ambrosini sono minatori rispetto all’arte di un dribbling e di un passaggio smarcante; l’Inter ha costruito il centrocampo attorno a Thiago Motta, un onesto lavoratore, ma senza l’imprevedibilità di Sneijder, in fase di appannamento prolungato, dove sta il gioco? La Roma fatica a recuperare, se mai vi riuscira, Totti e non crede totalmente in Menez, l’unico genio capace di cambiare il volto di una partita ma ancora in ballottaggio sempre per manie di tatticismo, non di tattica che è almeno una cosa seria. Tralascio la Juventus che non ha né arte né parte, passando da Sivori, Platini, Baggio, Zidane a Melo-Aquilani-Sissoko-Marchisio, un potenziale illustrato dai risultati decoubertiniani in Europa league, nessuna vittoria, l’importante è partecipare.
La latitanza e la rinuncia alla qualità, portano, nel tempo, a una caduta si stile, di educazione tecnica e a una crisi di risultati che ha riflessi sui settori giovanili, trascurati per dirottare gli investimenti sui procuratori e sul mercato straniero.
Lentamente, dunque, l'Italia che celebra il risorgimento e l’Unità, va nel medioevo e si sfalda con le sue squadre di calcio e perderà quasi certamente un posto in Champions League dalla stagione 2012-2013 a vantaggio della Germania, potendo iscrivere soltanto tre e non quattro squadre alla Champions e altrettante all’Euroleague. La Germania ha approfittato dei nostri guai, staccandoci di otto punti nella graduatoria Uefa che potrebbe essere ribaltata soltanto se Inter, Roma e Milan arrivassero fino alla semifinale e, due ovviamente, alla finale inglese. Stando alle premesse non vedo come e perché sperare. Federazione e leghe sono occupate su altri temi di maggiore sostanza per la contabilità, il calcio non è più uno sport ma un’azienda, il risultato di una partita è marginale, riguarda innanzitutto le entrate e le uscite del bilancio, non certo la storia del club e il rispetto della tradizione e dei tifosi, detti quota mercato. Il resto è soltanto romanticismo. Purtroppo.