Crollo del Palaexpò Il Pm chiede 5 rinvii a giudizio

Un sovraccarico sproporzionato alla capacità di resistenza della struttura e le «vibrazioni di grande energia» prodotte dal ripetuto uso di martelli demolitori. Queste, secondo la Procura, le cause principali del cedimento del solaio del palazzo delle Esposizioni, avvenuto il 14 settembre del 2004 durante i lavori di ristrutturazione del museo di via Nazionale. A spiegare in questi termini la dinamica del crollo che provocò il ferimento di cinque operai sono i pm Gianfederica Dito e Stefano Pesci, i quali hanno chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone coinvolte a vario titolo nell’appalto di ristrutturazione e tutte parte della vecchia gestione del Palaexpò. Le accuse sono quelle di disastro colposo e lesioni. Contro di loro una consulenza tecnica, disposta all’inizio dell’indagine, che ha individuato alcune inadeguatezze strutturali evidenziate proprio dai lavori in corso su alcuni solai. Il giorno del crollo un carico di pannelli di carton-gesso, sembra del peso di 60 quintali, era stato appoggiato su un controsoffitto. Il solaio non resse al carico e un centinaio di metri quadrati di calcestruzzo vennero giù travolgendo gli operai dopo una caduta di 16 metri. Il cedimento si verificò nell’area della vecchia sala cinema e in un primo momento la magistratura aveva messo i «sigilli» al palazzo delle Esposizioni, anche per consentire l’esecuzione di lavori urgenti che garantissero la staticità dell’edificio.
A rischiare il processo sono Ezio Maria Gruttadauria, responsabile unico del procedimento dell’azienda speciale Palaexpò, Bruno Moauro, direttore dei lavori per conto dell’Ati, aggiudicataria dell’appalto, Antonio di Muro, coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, Sergio Senni, direttore di cantiere per conto dell’Ati, e Paolo Colasanti, capocantiere. In particolare, Gruttadauria e Moauro avrebbero omesso di «procedere, in sede di progetto esecutivo, ad un’adeguata anamnesi delle strutture preesistenti all’intervento, onde valutarne la fattibilità e la sicurezza nei termini di cui al progetto, con particolare riferimento alla stabilità dell’edificio e delle sue parti». Gruttadauria avrebbe approvato, Moauro redatto e Di Muro dato esecuzione a un «progetto esecutivo di variante che prevedeva la modifica della pavimentazione delle coperture rispetto al progetto di gara, con l’effetto di un aumento di carico pari a circa 100 Kg/mq». Di Muro, poi, avrebbe omesso «di valutare e rilevare la concreta idoneità del piano operativo di sicurezza con particolare riguardo all’organizzazione dello stoccaggio del materiale in arrivo e consentendo che ripetutamente lo stesso venisse impropriamente depositato sui solai».