Cronaca e dubbi nell’articolo su Montalto

Carissimo dottor Lussana, avendo letto sul Giornale la lettera inviata dal signor sindaco di Montalto Ligure, Matteo Orengo, desidero solamente puntualizzare il fatto che mai ho pensato che l’iniziativa di adibire un tipico «casone» della zona a struttura ricettiva, con magari forme incentivanti il soggiorno della durata di un week-end a favore di giovani coppiette di innamorati, fosse finalizzata alla creazione in paese di una casa d’appuntamenti o qualcosa di simile. Ho ritenuto giusto solamente pormi la domanda sulla liceità sotto questo profilo dell’iniziativa dell’amministrazione dell’incantevole borgo del sanremese non tanto per criticare le scelte dalla medesima fatte, quanto per sottolineare l’eccessiva rigidità della normativa italiana in materia, che poco spazio concede agli immani sforzi che gli amministratori dei poveri paesi della montagna ligure compiono quotidianamente al fine di combattere il triste fenomeno dell’emarginazione. D’altronde sono conscio di ciò, avendo per cinque anni operato alle dipendenze del Comune di Carpasio, a poca distanza da Montalto, che addirittura, se possibile, è ancora più abbandonato del vostro paese. Queste righe per tranquillizzare il signor Orengo in ordine allo spirito primigenio che mi ha spinto ad occuparmi di quel paese, consapevole dell’improbo lavoro che quotidianamente attende il sindaco montaltino ed il suo vice, il signor Valentino Lanteri.