Cronaca, graphic novel, film tv: i roghi di libri ardono sempre alimentati dal politically correct

Jihadisti e integralisti continuano a bruciare le biblioteche. E la lezione di Bradbury regge a qualsiasi nuova versione

Nel febbraio 2015 - l'altro ieri - i jihadisti dell'Isis razziarono duemila volumi dalla biblioteca di Mosul: storie per bambini, poesie e testi di filosofia giudicati contrari all'islam. Dopo - nemesi beffarda per un Irak dove nel 4000 a.C. furono aperte le prime biblioteche nelle quali Sumeri, Assiri e Babilonesi raccolsero le loro tavolette d'argilla - fecero irruzione nell'università dando alle fiamme centinaia di libri davanti agli studenti. Ma non è che un esempio, tra i tanti e i più recenti.

Lo scorso anno a Kassel, in Germania, l'opera-manifesto di «Documenta», una delle più importanti manifestazioni internazionali d'arte contemporanea, fu il Partenón de libros prohibidos dell'argentina Marta Minujín: una riproduzione del Partenone, in scala 1:1, ricoperta da 100mila libri vietati, censurati e bruciati nel corso della storia della civiltà... Da quando l'imperatore cinese Shih Huang Ti, il fondatore della dinastia Ch'in, nel 213 a.C. diede alle fiamme tutti i libri scritti prima di lui, i roghi non hanno mai smesso di ardere. Fino a oggi: ex Jugoslavia, gli integralisti religiosi del Maine, la distruzione dei libri gender...

Forse è anche per questo che Fahrenheit 451, scritto nel 1953 da Ray Bradbury (1920-2012), è un classico. «Un libro è un fucile carico nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo». La storia del pompiere Guy Montag che non spegne gli incendi ma brucia libri, dichiarazione d'amore per la cultura letteraria e feroce j'accuse di ogni censura, è sempre tragicamente attuale. Ed ecco che a 65 anni dall'uscita del romanzo, anche in Italia arriva la graphic novel di Fahrenheit 451 (Mondadori) firmata dal cartoonist e illustratore Tim Hamilton, in un adattamento, uscito negli Stati Uniti nel 2009, che fu approvato dallo stesso Bradbury. E se qui la forza e la raffinatezza del disegno mantengono perfettamente le allucinate atmosfere del capolavoro distopico - come dimostrano alcune tavole che il Giornale pubblica qui in anteprima - diverso è l'effetto della nuova versione del romanzo, il film tv prodotto da Hbo e in onda su Sky Cinema che porta lo stesso titolo (come l'insuperato originale girato da Francois Truffaut nel '66) ma non possiede la stessa forza: troppo patinato, troppo action. Scritto e diretto da Ramin Bahrani - che hollywoodianamente sceglie un attore nero, Michael B. Jordan, per interpretare il pompiere Montag, ma che chiama un grandioso Michael Shannon nella parte dell'ambiguo Capitano Beatty - il Fahrenheit 451 targato Hbo aggiorna i roghi di libri al tempo dei nuovi media e dei social network.

Anche se, a pensarci bene, oggi quanto davvero importa bruciare i libri, se tanto non li legge nessuno? Il vero pericolo per la trasmissione dei classici, forse, non arriva dal fuoco e dalla censura, ma dal politicamente corretto e dall'autocensura, che già lo stesso Bradbury, in un'intervista del 1996, aveva pesantemente sbeffeggiato: «A un certo punto il capo dei pompieri descrive come le minoranze, una per una, tappino le bocche e le menti della gente, rievocando dei precedenti: gli ebrei odiavano Fagin e Shylock bruciateli entrambi o, almeno, non menzionateli mai; ai neri non piaceva che il negro Jim stesse sulla zattera con Huck bruciatelo, quantomeno nascondetelo; i gruppi conservatori, difensori del valore della famiglia, detestavano Oscar Wilde tornatene nell'armadio, Oscar; i comunisti odiavano la borghesia fucilatela!». E pensando ai dipartimenti di alcune università americane che tolgono dai programmi Shakespeare perché troppo violento, Twain perché razzista e Lolita perché a rischio pedofilia, Fahrenheit 451 appare non più fantascientifico ma profetico. Così attuale da reggere anche la (nuova) sceneggiatura di Ramin Bahrani: «Vedi Huck Finn e il suo amico negro? - dice il Capitano John Beatty al pompiere Guy Montag, indicando la copertina del capolavoro di Mark Twain scovato in una gigantesca biblioteca clandestina - I bianchi sapevano che voi neri ne eravate offesi. E che abbiamo fatto? Lo abbiamo bruciato. Oh... e più tardi è uscito Paura e questa volta non è piaciuto ai bianchi. E quindi? Abbiamo bruciato anch'esso. Hemingway, Henry Miller... le femministe non li approvavano. Quindi furono tutti dati in pasto alle fiamme. Vedi, noi non siamo nati uguali. Quindi dobbiamo essere resi uguali dal fuoco. E poi possiamo essere felici».

Arrivati fino a qui, non resta che la (sur)realtà. Come la società immaginata da Vladimir Sorokin nel nuovo romanzo fanta-grottesco Manaraga (Bompiani), dove - anno 2037, dopo la Seconda rivoluzione musulmana - i libri non vengono più stampati e sono diventati una rarità mentre domina la nuova costosissima moda del «book'n'grill». Con le edizioni rare dei classici, i cuochi più richiesti preparano ricette esclusive: uno spiedino di storione sulla prima edizione dell'Idiota, bistecca di tonno col Moby Dick, carré d'agnello sul Don Chisciotte... Più raro è l'esemplare, più gustoso il piatto. Visto quanto oggi sono potenti i masterchef, e a quanto poco servono i libri, quasi ci siamo...