Dalla cronaca nera al teatro

«In occasione del pellegrinaggio, il vostro cronista fece un sondaggio tra i penitenti: quali miracoli opera negli anni '80 la Santuzza? Matrimoni, malattie, zuffe nella "parentela", Rosalia ne risolve a dozzine. Ma in tutta la notte non riuscì a trovare un solo posto di lavoro per la miriade di disoccupati, sottocupati, raccoglitori di cartone, infimi spacciatori di eroina».
Parole che riassumono molto efficacemente la figura di Salvo Licata, giornalista e scrittore impegnato sul fronte civile e sociale e scomparso prematuramente nel 2000, il cui cammino poetico e umano sarà ripercorso stasera in piazza San Matteo in «Palermo… Viaggio nella madre-città» alle 21.15. Lo spettacolo sarà interpretato, tra musica e parole, dal gruppo Al Madina, costituito da Rosemary Enea e Costanza Licata, musicista-cantante figlia dello scrittore.
Un percorso di padre in figlio, come recita il sottotitolo del festival Lunaria, sia per la rivisitazione delle opere del padre da parte di Costanza sia per il rapporto viscerale di Salvo Licata con la sua città, da lui definita «la Madre-città». Una città «metà Champs Elysées, metà Beirut» recita una canzone di Licata, la città nera delle stragi mafiose ma anche quella del riscatto: così nella «Orazione a Falcone e Borsellino», scritta all'indomani delle stragi di Capaci e Via D'Amelio, tra i mafiosi che festeggiano nel carcere di Ucciardone uno si dissocia dal brindisi; ed è la giovane prostituta Rosa, simbolo in carne e ossa della miseria e del riscatto di Palermo, a impersonare S. Rosalia, la «Santuzza», patrona di Palermo, nella rappresentazione sacra dedicata alla santa il 14 luglio, «festino» rappresentato nella pièce «Il trionfo di S. Rosalia».
Un poeta e uomo di teatro, Salvo Licata, impegnato a recuperare le tradizioni e il dialetto di Palermo, dalle storie tramandate oralmente dai «cantori orbi» alla collaborazione con Mimmo Cuticchio e l'Opera dei Pupi. Il suo impegno civile fu scevro di enfasi e retorica: la sua «Orazione per Falcone e Borsellino» è stata rappresentata in forma di tragedia greca in Via D'Amelio nel 2002 e letta quest'anno da Luigi Lo Cascio in occasione della recente festa patronale.
Anche come cronista de «L'ora» di Palermo fu anomalo: la storia di una prostituta trascinata nel giro dalla chimera di sfondare come cantante e poi assassinata dal suo protettore perché innamorata di un marinaio yemenita, ci racconta Costanza Licata, fu narrata nella cronaca nera in un servizio a puntate, approfondendo fatti e personaggi, e costituì lo spunto per il dramma «Ohi, Bambulè!». «Mio padre pensava che il mondo fosse dei diseredati, credeva nel riscatto della sua città; il titolo della sua raccolta di racconti, Il mondo è degli sconosciuti, è emblematico. Con questo spettacolo speriamo di evocare il suo pensiero e comunicarlo al pubblico genovese che non lo conosce».