"Trionfi e tragedie, vi racconto gli eroi della Champions"

Il direttore di Videonews: "Nel programma Heroes mettiamo in scena la letteratura dello sport, e non solo del calcio"

Milito, Zanetti e Cambiasso

È un martedì senza Champions (la partita), ma è la Champions, con la sua storia, protagonista della puntata di Heroes - Lo sport nel cuore , la trasmissione in seconda serata (oggi intorno alle 23.15) che Canale 5 dedica «alle emozioni dello sport e ai suoi eroi, non solo del calcio», come spiega Claudio Brachino, il direttore di Videonews, che ha ideato e voluto il programma «con il direttore di Canale 5 Scheri».

Che cosa c'è da dire ancora della Champions?

«La Champions, o Coppa dei campioni come si diceva una volta, la racconteremo attraverso le testimonianze dei protagonisti: quindi, innanzitutto, i due allenatori che si sfideranno in semifinale, Ancelotti e Allegri. Considerato che quello del Real è molto conosciuto dal pubblico italiano e ha dei bei ricordi della competizione...»

Che cosa racconterà Ancelotti?

«Parlerà del presente e del passato attraverso i ricordi di quattro partite: nell'89, da giocatore; nel 2003, quella vinta dal Milan ai rigori contro la Juve; nel 2007, la rivincita di Istanbul, contro il Liverpool; nel 2014, la decima del Real. Ancelotti è quasi un pezzo di storia».

E Allegri?

«I suoi ricordi sono più legati a oggi, alla sfida col Real. Insomma, un album della semifinale. Poi c'è la storia di un altro protagonista, Trapattoni, l'allenatore della partita dell'Heysel».

A fine maggio saranno trent'anni dalla tragedia.

«Non sarà un'inchiesta, quella la faremo per l'anniversario, ma Trapattoni ricorda quella partita perché, come dico nel mio editoriale, ci sono partite e partite: alcune sono pura festa, puro show, e la Champions è l'Olimpo degli show; altre non andavano giocate, come quella tra Juventus e Liverpool».

Quali sono i ricordi di Trapattoni?

«Sono legati all'amarezza, al dolore. Però quello è un match memorabile, pur in negativo, e Trapattoni allenò, fece scendere in campo i giocatori, consapevole della tragedia».

Chi altro ci sarà?

«Materazzi e Zanetti, due giocatori simbolo dell'Inter per ricordare il 2010, l'anno del Triplete e la finale di Madrid vinta contro il Bayern Monaco, nella stessa serata in cui si consuma la fine del rapporto con Mourinho. Una notte memorabile. E poi c'è Sacchi».

È ancora un mito?

«Per me è il Platone del calcio, è come Michelangelo: per lui il calcio è prima un'idea, poi diventa realtà. E io dico: è vero, però aveva anche Gullit, Van Basten, Tassotti, Maldini... e lo stesso Ancelotti, come nella finale Milan-Steaua Bucarest 4 a 0, nel 1989. La puntata si apre e si chiude con lui».

Che cos'è «Heroes»?

«Una rincorsa di numeri uno. Abbiamo raccontato i dannati dello sport, le avventure, gli sport estremi: ora la Champions, che è la storia di campioni che giocano e di allenatori grandiosi».

È anche un evento per voi?

«È in qualche modo un “omaggio” alla vigilia della semifinale Juventus-Real Madrid ma anche dell'estate 2015, da quando, per tre anni, la Champions sarà in esclusiva sulle reti Mediaset».

È l'anno del calcio?

«Beh sì, avendo anche una parte dei diritti sul campionato... Sulla Champions l'esclusiva sarà totale, di tutte le partite e su tutte le piattaforme».

In autunno erano già andate in onda tre puntate di «Heroes». Un bilancio?

«Considerato la seconda serata, la media del 7-8 per cento di share è buona: è un programma di montaggio, molto curato nelle immagini, nella musica, nello stile del racconto. Non c'è conduzione, io faccio solo un editoriale all'inizio e una pre-chiusura. In seguito, forse, potremo pensare a un volto».

Rispetto ai concorrenti come vi ponete?

«Penso che sia un programma nuovo. Di sicuro per una rete generalista è un esperimento, io non faccio confronti, non dico “è il nostro Sfide ” o cose del genere: è la letteratura dello sport, un affresco emotivo, la grande storia affidata alle qualità del montaggio e delle firme della redazione di Videonews e Premium sport. Un'offerta coraggiosa, di pura qualità».

Chi sogna di intervistare?

«Sto lavorando a un'intervista a Maradona, sarei molto curioso. Della contemporaneità, forse Messi. E poi, di altri sport, vorrei intervistare Armstrong: il campione negativo nell'abisso del doping è una storia da Heroes, perché gli eroi toccano il cielo con un dito e poi piombano verso il fondo. La grande storia e la grande sconfitta, come nella vita di tutti noi».